vadoalcessoetorno

(La rubrica che scrive sulle pareti del cesso di Taccuino all’Idrogeno. Perché del cesso del bar non si era ancora parlato.) a cura di L.J.M.

L.J.M., uno degli autori, uno del bar di Taccuino all’Idrogeno. Questo è lui.

“Vadoalcessoetorno”, una sorta di rubrica, una sorta di nuovo appunto. Questa è lei.

Taccuino all’Idrogeno è lieta di annunciare in pompa magna (ci piacciono le forme “romanticoantichechefannonobiltàededucazione”) l’avvio di una nuova parte del Taccuino o, per meglio dire, l’utilizzo di alcune pareti del bar ancora intonse. E d’altronde, come avremmo potuto rifiutare una proposta arrivataci con codeste parole:

“…pensavo questo: nel vostro bar, manca il cesso. Ecco, io vorrei essere il cesso. O meglio, vorrei essere le pareti del cesso, che ascoltano mute ciò che un uomo o una donna dicono, quando si allontanano dalla “compagnia”. Immaginate la scena: si alzano da quel tavolo stracolmo di alcol, con la mascella stanca dal tanto ridere, (momento in cui ci si rende conto di essere sbronzi) e si trovano soli, se pur per trenta secondi, a far i conti con se stessi.”

La scelta di riportarle qui parola per parola è data dal fatto che spiegazione migliore non ci potrebbe essere stata. Sì, ok. Anche dal fatto che dove lo trovi uno che ti dice che vorrebbe essere il cesso? Eddai. Eh.

E dunque…seguite il link da ora in poi. E unitevi a noi nel nostro bar, entrando nei nostri Taccuini. E andate pure anche in bagno, che tanto c’è roba pure lì.

Un brindisi alle nuove pareti di Taccuino all’Idrogeno.

Su calici, bicchieri e stoviglie. Ce n’è. Ce n’è.

 

Futuro semplice

Quando capisci di aver perso il controllo, quando ti accorgi che avresti bisogno di sederti un attimo, quando ti accorgi che non lo facevi da tempo, quando i colori di tutto ciò che ti circonda divengono una sfumatura indefinita, quando le forme si intrecciano, si annodano, si annullano l’una con l’altra, quando deleghi tutto al sentire, quando non è più una tua competenza il capire. Quando può essere abbastanza, quando sai che oltre quella misura niente è più possibile.

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Imperfetto desiderio

Se le mie scarpe fossero diverse, se fosse presto e non tardi, se ci fosse anche mio padre, se non mi tremassero le mani, se non ci fosse la pioggia, se fosse domani e non oggi, se qualcuno mi ascoltasse, se la smettessero di dirmi tutto come se non sapessi niente, se mi lasciassero sbagliare, se mi lasciassero provare, se avessero la mia età, se io potessi avere la loro, se lui non fosse così bello, se io fossi più magra, se io sapessi come fare, se tu mi indicassi una strada meno dolorosa, se avessi voglia di percorrerla con me.

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La natura di J.T.

Vorrei fossero più corte le distanze che mi separano dalle pagine dei miei cattivi pensieri. I miei desideri più brillanti. I miei diamanti di “vetro”. I miei occhi vuoti, troppo celesti per essere credibili. Mi stimo molto di più come donna che come uomo, e il fatto che abbia il cazzo poco importa e a voi non dovrebbe interessare che il mio rossetto rosso sporchi il calice dove bevo un fondo di vino amaro.

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Sono state giornate

Sono state giornate, giornate d’attesa, giornate di pioggia sottile. Giornate in cui una melodia di fisarmonica legava assieme le nostre ombre lunghe, lasciate ad asciugare come una balena alla deriva, mentre noi, più lontani, setacciavamo la sabbia del mare, da una parte avremmo messo i granelli di silicio, dall’altra i granelli di sale.

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Lentamente

Ci stiamo guardando negli occhi, girando su noi stessi, dentro un metro quadro di primavera; piccoli, impercettibili passi, senza mai, mai toccarsi; e del mio essere uomo, rimane solo un pane di tempo che nelle tue mani diventa farina. Dietro il soffio delle tue ciglia che sbattono lente contro un trucco pesante, una divinità in carne e ossa, sta disegnando i miei nuovi confini.

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I nostri sogni

Come eravamo belli, io con il naso sprofondato nei tuoi capelli, respiravamo all’unisono lo stesso profumo di mandarini e pane caldo, trattenendo sul palato gli stessi sapori di vino rosso e marmellate amare; così piccoli che potevamo stare dentro lo spazio di un passo, che tutta la complessità dei discorsi si esauriva nella semplicità di un bacio. Com’eri bella, così meravigliosamente di sinistra, ingenua e saggia allo stesso tempo, rivoluzionaria, nutrita di una rabbia buona, di onestà sincera.

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Intima destinazione

E alla fine sono sempre tante le cose da dire, e che a volte non hai voglia di dire proprio tutto, qualcosa vuoi lasciarlo per te. Non hai neanche voglia di tradurlo in un linguaggio che sia accessibile agli altri, a volte succede che non hai voglia di farti capire, e solo chi ti conosce davvero bene, sa decifrare da uno sguardo, da un gesto, quello che non vuoi dire, e allo stesso tempo lasciare che il non detto resti tale, facendo finta di niente, guardandolo esistere nel suo mistero di sintesi.

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Trasparenze

…gli scarabocchi al lato della pagina sono gran parte delle cose che volevo dire.

…certi occhi sono così, o li capisci, o ci disegni dentro una notte scurissima, con un temporale tutt’intorno, metti su una sbronza e scrivi tutte le parole che puoi, poi aspetti che passi, e quello che resta te lo porti con te il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. Sul viso, nei gesti, dentro il cuore.

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Come un mattino

Settembre è così, un’amica di sempre che con sembianze da sconosciuta, ti ferma per strada e ti bacia sulla bocca. E tu lo sai cosa sta per succedere, e appena le tue mani sprofondano nelle tasche infinite, ti senti come un corpo che affonda pesante nell’acqua dura di un lago. Settembre rivincita, Settembre resa dei conti, Settembre puttana.

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Oceano

Mi viene in mente il tempo vissuto nello specifico, nel dettaglio di ogni mio difetto. Il pregio di un sorriso che non mostra i denti, nell’amore che posso, nella consapevolezza che so, nelle carezze che mi porto addosso. Come un filo elettrico scoperto: più pericoloso per gli altri, che vulnerabile in se stesso e per ciò che lo attraversa.

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Il vento non ne farà polvere

Guardare crescere i miei capelli spezzati, come per non sentire più l’obbligo di stupirsi delle novità, come un guardiano delle piccole cose, della loro esistenza, di ciò che accade prima che la misura sia compiuta, di ciò che sta tra il principio e la fine.

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Nuvole veloci

Ché certo, la nostra amicizia è anche la somma di tutte le volte che ci siamo accompagnati ai treni, che magari importa poco agli altri, ma come ogni dettaglio, interessa a me, interessa a noi.

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Lezione numero uno

Sorprendetevi con le mani dentro i ventri, cercate quel grido di silicio che accorda la sua voce sulla parola Futuro, ora che la vacuità è lo strumento che leviga i vostri meriggi. Siate colpi di scena.

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Io sono una stanza

Io sono una stanza, sono le sue pareti, sono tutti gli oggetti che contengo, sono l’aria vecchia che sta dentro, sono anche te dal momento in cui mi respiri. Sono i tuoi pensieri, sono le tue paure, sono tutte le tue voglie. Sono il tuo trucco sbavato, sono il morso sulle labbra che ti dai quando sei sovrappensiero, sono il tuo equilibrio precario, sono tutto l’alcol che hai dentro.

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