spazio

Appesi per le gambe

Appesi per le gambe

Inesatti a definirsi

Sulla strada triboli arrugginiti

Postmedioevo vomitevole

Vogliamo valvole di sfogo

Pretendiamo l’incantevole

E camminiamo storti con i buchi sotto i piedi

 

E l onda di frequenza

Trafigge I nostri spazi sonori

Più simile al binario del suicida

Coi brandelli di cervella

Sparsi tra le pietre

Insieme ai mozziconi

G.U.

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Futurama

Io non mi voglio distrarre dal mondo

vecchie lanterne illumineranno il territorio in cui muoversi

Poi dovranno sparire, le lanterne, le macchine, l’asfalto, i palazzi, gli uomini

ciò che perdura è luce tagliente, una tiepida polvere rosea

non è più un tempo e neanche uno spazio

è un’energia sfavillante e senza volontà che investe l’assenza di profili

E.B.