cuore

Il giorno è squinternato in sirene

 

Il giorno è squinternato in sirene

ventilatori,  finta rabbia da scrivania

e automobili sbuffanti

Le notti scivolano e ti risvegli.

Assumo il magnesio per controllare i battiti del cuore     

che vanno in disordine

E.B.

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Resto

Resto. Sospesa. Per aria. Tengo incredula, tra le mani l’attimo.

In sospensione. Respiro. Annuso l’aria. E rido. E ci manca poco che cado.

Come al solito goffa.

Silenzio. Nessun brusio, nessun clamore, né sibilo o stridore.

Silenzio.

I muscoli leggermente indolenziti, dopo la corsa lenta, costante, prevedibilmente lunga. Dopo l’arrampicata a mani nude, la pendenza impensabile. Inesorabilmente senza corda. E poi di nuovo la corsa.

Ma il respiro si è fatto dolce, l’affanno finalmente affievolito.

Il cuore che pompa la giusta dose di ossigeno al cervello.

E c’è silenzio.

Resto sospesa per aria. Fisso l’attimo che tengo incredula tra le mani.

Annuso l’aria.

E sono ancora viva.

J.W.

Non impareremo mai.

 

foto di I.M.

Sì certo, entra pure. Oh dei fiori. Per me? Certo, l’avevo capito. Certo, sono solo io qui, è casa mia ma sai…era per dire.

Accomodati, scusa la confusione. Sì, so che si dice anche questo per dire e che ho finito di pulire un’ora fa ma sai, mia madre ha plasmato la mia mente in modo tale da non lasciare scampo al dubbio atroce che qualcuno possa trovare sporco qualcosa in me. Chissà quale senso di colpa ci fa strofinare con ossessione qualsiasi superficie, visibile o meno, del ns. habitat.

Dicevi? Sei venuto per parlarmi? Mi inquieta il tuo sguardo, e sì, so che ogni volta che dubito e mi metto sulla difensiva ti secchi, ma cosa vuoi, chiamalo istinto o sesto senso…sono sempre sull’attenti. Come le sirene dell’acqua alta che suonano a Venezia. Nella mia testa hanno lo stesso suono i campanelli d’allarme. E chissà perché d’istinto passo a Marghera e ai suoi fumi tossici. Mentre ho te di fronte.

Certo che ti ascolto. Ma quando gesticoli così faccio fatica a pensare che non ci sia un però dietro l’angolo, a buttare giù come le tessere del domino tutte le belle parole di prima. Dai, non sono malpensante…è che mia madre, quando dice che noi donne siamo streghe, ha ragione e ci credo.

Continua scusa, non ti volevo interrompere. Fosse mai che perdi il filo.

Ok, lo so che eri legatissimo al cane e che sogni ancora la prozia di tuo padre. Peccato che i numeri che ti dà dall’aldilà siano a sei cifre e non ci abbiano mai fatto vincere un euro. Dai scusa, è della facile ironia su un argomento che ti sta a cuore, perdonami.

Sì, scusa, col cuore.

Ah, già che lo cito dici….non capisco cosa c’entri però il cuore con le vene di tua madre…no, certo, sono preoccupazioni, arriva tutto da lì, non dubito.

Va bene, capisco..ma i fiori? Non ci vedo significati subdoli, scherzi?

Oh, quindi per il momento ritieni di avere troppe cose a cui pensare. No guarda, non che non voglia capire…trovo strano che tu manifesti questo poco spazio mentale proprio ora, alla vigilia della partenza per due settimane di vacanze con gli amici. Non voglio vederci del marcio, scherzi, solo che tua madre ha problemi di vene dal ’78, il cane è fuggito 3 anni fa e quel coniglio che hai preso per rimpiazzalo diciamocelo, svolge perfettamente la funzione a mio parere. Ma ti sembra che ti prenderei in giro in questo frangente?

Ah c’è altro? Va bene, già che sono qui…non te la prendere, l’ironia è parte di me, lo sai. È una delle cose che hai sempre apprezzato…ah no? Forse ricordo male allora. Dicevi? La macchina si è rotta e non sapete come partire domani?

Porca paletta, quell’auto ha avuto un tempismo perfetto! No, non sto ridendo delle tue disgrazie, era solo un modo per sdrammatizzare. Sì, l’auto per voi è un po’ come il guardaroba per noi….nessuno può toccarcelo, solo ammirarlo da lontano.

Ok, scusa, non volevo iniziare un argomento infinito…e noioso dici? Che strano, noi ragazze ci passiamo ore…sì scusa, non perdere il filo…quindi…quindi, aspetta, vediamo se ho capito…mi stai lasciando, ah no scusa, rifletti solo per un periodo di tempo illimitato e al momento non quantificabile, ok…e vuoi che ti presti l’auto per due settimane?

……

Ok, ma fammi il pieno quando torni.

S.A.

Raggomitolati

A volte non si può far altro. E si resta così. Indicibilmente inermi. Chiusi a parare i colpi, anche se è da dentro che arrivano. Raggomitolati, per non sbriciolarsi come legno marcio. Si resta così, immobili, stretti.

Si resta così. Sigillati. Raggomitolati nel tentativo di frantumarla, quella cosa. Quella cosa che litri di inchiostro non sono riusciti a raccontare.

Quella cosa aggrappata al cuore, con le unghie, e nello stomaco, alle ossa, sotto la pelle. E nella testa, sibilo infinito indefinito, inquinante, che impone ritmi anomali e sovrasta il suono buono.

Quella cosa che ti altera il sorriso, che infetta il pensiero. Quella cosa che straccia un passato già logoro e sbiadito, e calpesta ricordi già instabili, e scardina il sentimento che ha travalicato l’impossibile per mutare, e sopravvivere. Per non soccombere, e non doversi biasimare, e compatire, e detestare.

E si resta così. Arresi. Con quei litri di inchiostro lasciati lì. Secchi e inutili. Fallimentari. Falsi. Osceni. E parole che non hanno il coraggio di affondare, di dire, di affermare. Che non possono affondare, dire, affermare.

Perché quella cosa deve essere vomitata, sputata, gridata. Con la voce, con il corpo, con gli occhi.

Non è cosa che può essere dissolta nell’inchiostro e dispersa sul foglio. Non si può e non serve scriverne.

E se non si può scriverne, si resta così.

Raggomitolati.

 

J.W.

 

Raggomitolati - E.Z.

 

Primo Premio

Mi hanno appena parlato di un

ragazzo, un

poeta, un coetaneo.

Non uno scribacchino con

quattro fogli spiegazzati come

il qui presente, ma un esimio vincitore

di concorsi di poesia.

 

Tempo fa ho letto un paio dei suoi lavori.

Poesie d’amore.

Le ha pure pubblicate, tanto che è un figo.

Mi chiedo quante ne possa rimorchiare con

simili..

doti.

 

“aaaaa” e poi “eeeeeaiotremprestamiiiiii”

e ancora:

“tuuuuuamrieee te sipreeeeeeeeee”

“oooooooooooooo”

“ma io….”

“siiiiiii”

“gnaaaaaaaaaaaaaaa”

 

più o meno suonano così.

Una nenia straziata, un cuore troppo piccolo

per tutte quelle emozioni.

Grand’uomo.

 

Ma in fondo che ne so io?

Non gli ho mai nemmeno parlato.. insomma, avrà i suoi motivi.

Lo spero almeno. Ma dove tira a parare?

Del grande amore?

già detto..

Dell’amore tormentato?

già scritto..

Della morte dell’amore?

già girato..

Dell’amore omosessuale?

oramai è obsoleto..

 

E’ solo questo che mi lascia perplesso.

Mi avessero fatto leggere venti pagine di

un tipo che descrive minuziosamente i suoi trastulli notturni

infilando il cazzo tra il materasso e il muro.. ecco..

eccotela una poesia d’amore!

 

Ma di donne, di cuori infranti, di fiori,

di sguardi, di occhi lucidi.. ce ne sono già stati così tanti..

è di muri che abbiamo voglia!

¡ materassi trapanati da masturbatori folli!

¡ cuscini sfondati da verghe inarrestabili!

¡ cavolfiori deflorati sul tavolo della cucina!

ecco quello di cui vorrei leggere..

siamo arrivati fino a questo punto,

perché fermarci a rivangare il passato?

siamo andati a fondo?

ma continuiamo!

sempre più in basso, sempre più grattando nel

denso e nel

pesante.

 

volete darmelo?

ebbene c’è già scritto sopra:

“Primo Premio”

non vi resta che firmare e

sganciare

il

malloppo.

 

F.K.