amo

Amo e temo

Aveva il cuore in panne, le mani sporche. Questa frase banale non riusciva a non scriverla, la sentiva: batteva in testa dall’alba. Una volta scritta è rimasta a imbiancare una giornata di ricordi e rimorsi: di fantastici pensieri arrapanti. La vita pulsava nelle cosce, tra le dita e picchiava il vetro, desiderosa di apparire. Che cosa importa di quello che non farò mai? Scriveva via whatapp alla persona più lontana, eppure più condizionante che si ritrovava tra i pensieri in quel periodo. Gli amici si erano dileguati, i parenti nascosti e la sua famiglia lo intrappolava di affetto ogni santo giorno. Con lei dialogava e ne riceveva critiche e incoraggiamenti che copulavano tra loro, ma restava quell’amaro di non dirle tutto fino in fondo, di non rispondere a tono, di non farla ridere abbastanza. No, non la amava come si rischia di amare una donna, verso di lei, a parte il primo periodo di scoperta e desiderio, provava un netto affetto distillato dalle evidenti differenze di ambiente e cultura. La adorava. La temeva. La aspettava. Questo per diversi anni, che nel frattempo si riempivano di lavori nuovi, di pensieri vivi e di rughe notturne evitate allo specchio. C’era un’aria bella, di disastri mai arrivati e di racconti scritti in fretta per paura di morire prima del punto. Di viaggi mai fatti, di baci mai dati, di azzardi mai esplosi. Di calma per non impazzire. Di rancori mai eseguiti. Di amici persi dietro a gatte capricciose, ferite su vie pericolose.
Di figli che rimano rap e aspettano nervosi un padre che si faccia da parte pur continuando ad amarlo in disparte.

Una fine di scrittura, un finale di lettura. Una resa al mondo troppo grande, un’attesa che nulla cambi veramente: amo e temo questo tempo imperfetto.

P.S.

Primo Premio

Mi hanno appena parlato di un

ragazzo, un

poeta, un coetaneo.

Non uno scribacchino con

quattro fogli spiegazzati come

il qui presente, ma un esimio vincitore

di concorsi di poesia.

 

Tempo fa ho letto un paio dei suoi lavori.

Poesie d’amore.

Le ha pure pubblicate, tanto che è un figo.

Mi chiedo quante ne possa rimorchiare con

simili..

doti.

 

“aaaaa” e poi “eeeeeaiotremprestamiiiiii”

e ancora:

“tuuuuuamrieee te sipreeeeeeeeee”

“oooooooooooooo”

“ma io….”

“siiiiiii”

“gnaaaaaaaaaaaaaaa”

 

più o meno suonano così.

Una nenia straziata, un cuore troppo piccolo

per tutte quelle emozioni.

Grand’uomo.

 

Ma in fondo che ne so io?

Non gli ho mai nemmeno parlato.. insomma, avrà i suoi motivi.

Lo spero almeno. Ma dove tira a parare?

Del grande amore?

già detto..

Dell’amore tormentato?

già scritto..

Della morte dell’amore?

già girato..

Dell’amore omosessuale?

oramai è obsoleto..

 

E’ solo questo che mi lascia perplesso.

Mi avessero fatto leggere venti pagine di

un tipo che descrive minuziosamente i suoi trastulli notturni

infilando il cazzo tra il materasso e il muro.. ecco..

eccotela una poesia d’amore!

 

Ma di donne, di cuori infranti, di fiori,

di sguardi, di occhi lucidi.. ce ne sono già stati così tanti..

è di muri che abbiamo voglia!

¡ materassi trapanati da masturbatori folli!

¡ cuscini sfondati da verghe inarrestabili!

¡ cavolfiori deflorati sul tavolo della cucina!

ecco quello di cui vorrei leggere..

siamo arrivati fino a questo punto,

perché fermarci a rivangare il passato?

siamo andati a fondo?

ma continuiamo!

sempre più in basso, sempre più grattando nel

denso e nel

pesante.

 

volete darmelo?

ebbene c’è già scritto sopra:

“Primo Premio”

non vi resta che firmare e

sganciare

il

malloppo.

 

F.K.