Africa

Congo

 

L’ incipienza é metodo,

E le cicatrici sul collo fanno ancora odore di Congo.

Dormi oh uomo dalla scura pelle

Ne hai il diritto.

Nessuno vive senza dormire.

Si dice che anche i morti in realtà non facciano altro che abbandonarsi al sonno. Definitivo.

Tra i pallet e le cassette di carta in equilibrio precario sulle teste dei magazzinieri

Rotolano le arance dell’Africa sul cemento levigato e consunto.

G.U.

Caterina

Caterina mi ha chiesto di scrivere qualcosa su quello che le è successo in questi anni. Caterina insiste che io lo faccia, poiché a lei uscirebbe solo rancore verde dalla bocca, e alla fine non sarebbe poi così bello da leggere. Caterina la prima volta che l’ho vista era bellissima. E già allora aveva subito la bestialità dei cugini, ma era bellissima lo stesso. Ma non vuole che scriva di loro, troppo facile mi suggerisce. Le bestie restano bestie, anche trasfigurate in un romanzo. Lei mi invita a scrivere del troppo affetto famigliare che alla lunga è diventato inganno. Certificato da un notaio e disvelato da un agente immobiliare: Mi hanno fregato e soffocato. Forse quegli abbracci stretti stretti di mia sorella quando ero piccola, ne erano soltanto un prologo appiccicaticcio, mi scrive il 12 dicembre del 2016.

Caterina è scappata in Africa, era il suo sogno sin da bambina. Invia poche foto da laggiù, perlopiù le pubblica su facebook per promuovere l’associazione per cui lavora. A me scrive lunghe mail piene zeppe di particolari della sua scorsa vita ingenua, così definisce il periodo beato e tragico vissuto in famiglia. Caterina col suo rancore ci va a correre insieme nei campi aridi africani, e al rientro è già diventato solo abbondante sudore pronto a immolarsi sotto la doccia. Lei lotta contro il rancore per diventare migliore. Questa frase me la ripete ad ogni pié di mail. A lei piacerebbe diventare un albero, come quelli piegati sulle rocce davanti al mare. Sempreverdi, nonostante il libeccio e l’inquinamento. Caterina non sa che io sto già scrivendo la sua storia ingenua. Lei preferirebbe far partire questo racconto dall’Africa, per poi tornare indietro fino a quella culla di vimini mai abbastanza cullata dalla madre, sempre indaffarata col marito e per l’azienda di famiglia. Ma sono costretto ad ingannarla anch’io, così posso scrivere delle buone menzogne di volta in volta, mail dopo mail, e così mi illudo di alleggerirla un po’ dall’incubo della vecchia vita ingenua. Almeno ci provo in queste pagine prive di baobab e di mare d’inverno.

Caterina va in Africa per non amare più solo per essere amata ancora di più, ora si lascia prendere dai sentimenti sedimentati da piogge torrenziali e storie ventose, per poi ripartire di nuovo all’alba di corsa contro l’odiato rancore e sentire il piacere del sudore che scende sulle labbra.

P.S