acqua

Sottosuolo

Sapore gastrico

E scintille

Di sette

 

Affidatevi al sottovuoto

O creature sommerse

I vostri pascoli musicali

Arderanno nelle notti d’estate

Illuminando di giallo le feste ubriache

E gli acquitrini di latta

Stagnare sull’asfalto drenante

G.U.

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Alla deriva

Le strane condizioni in cui il sig. Oh si era trovato a vivere avevano sviluppato in lui timori fondati di poter letteralmente cadere stecchito in ogni attimo.

Non solo perché le sue povere gambe non avrebbero retto, ne era convinto, fino al passo successivo. Ma perché le altre persone, addirittura gli animali, per non parlare poi degli oggetti, avevano la strana tendenza a piombare al suolo al suo passaggio, quasi richiamati da una forza gravitazionale doppiamente presente.

Il problema si poneva quando doveva bere un bicchier d’acqua, maledette mani scivolose, quando decideva di andare al lavoro in bicicletta, dannata catena, o quando ancora spargeva nolente il contenuto delle sue tasche sull’asfalto appena steso.

Al sig. Oh piaceva tanto viaggiare. Amava la sensazioni di straniamento che provava nel sentirsi tra le orecchie dei nuovi suoni, che sapesse ricondurre a sensi compiuti o meno.

Osservava con il cuore pieno tutti i nuovi colori di un paese mai visto prima, ne aspirava il vento e sorrideva di continuo a quei volti provvisori.

Di anno in anno trovava l’idea di volare però, sempre più spaventosa. Aveva stretto i denti, preso pillole che lo facessero addormentare nel preciso istante del decollo, si era addirittura procurato strani amuleti. Nessun aereo per il momento aveva ceduto alla sua presenza, ma era solo questione di tempo, si ripeteva.

La continua oscillazione tra la brama di andarsene e il terrore di non farcela a superare un’ulteriore prova, lo sfiniva. Alla fine, quest’ultimo prevalse.

Proprio poco prima dell’ultima, sognata meta: il Giappone.

Per anni aveva recuperato informazioni, messo da parte il denaro necessario, atteso quel momento.

Ma non si arrendeva all’idea di dover cedere, nonostante tutto.

E a chi gli chiedeva “Come visiterai il Giappone, allora? Parti, che attendi?” Egli soavemente rispondeva, tranquillo: “La deriva dei continenti”.

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S.A.

nota: immagine di I.M.

Ri-comincio

M.M.

M.M.

Chi tiene l’acqua in bocca abbia almeno la creanza di non sputarla poi sugli altri.

Stanisław Jerzy LecPensieri spettinati, 1957

Che strani sogni

Che strani sogni.

Fluttuare senza vergogna e senza vestiti nell’acqua piena di alberi.

Aggrapparsi ad un ramo in alto, pendere sull’acqua e ritornare sul tronco.

Percepire qualsiasi cosa a contatto con la pelle e non riconoscerne la differenza.

Vento che gonfia dei vestiti bianchissimi e dei capelli aggrovigliati.

Gli occhi che luccicano, nient’altro che acqua.

Saltare dalla banchina e continuare a guardare avanti.

Questi sono i sogni che dovrei fare ogni notte.

 

S.A.