Nuvole veloci

 

Ché certo, la nostra amicizia è anche la somma di tutte le volte che ci siamo accompagnati ai treni, che magari importa poco agli altri, ma come ogni dettaglio, interessa a me, interessa a noi.

Attese, treni e stazioni, troppo spesso come risposte semplici a domande complesse, come anticamera sicura per una fuga rapida, ché a stare fermi su noi stessi c’è tempo, ché a marcire dentro i nostri ricordi non abbiamo ancora imparato, ché la vita è più forte dei dubbi, dell’ignoto, della paura di prendere ancora calci in faccia, che tanto la carne macinata non si lamenta più, la carne macinata non sente niente.

Nuvole veloci, tanto vento dentro agli occhi, un abbraccio stretto e muto, ché le parole non servono, ché ci siamo già detti tutto, un biglietto per un dove che ha un nome dolce, che a chiamarlo si voltano tanti ricordi, qualche viso, un umore, un amore.

La tua mania di conservare istanti, a futura memoria, di tutte le volte che mi hai sorpreso a guardare il nulla, a ridere da doversene forse un po’ vergognare, da averne paura. Istanti che parlano e raccontano, come i manici delle nostre chitarre consumati, del tempo passato a ignorarci, del tempo che c’è voluto per ritornare a guardarci dentro gli occhi, come due cani randagi che non hanno disimparato a guardarsi le spalle l’un l’altro, dividendo anche l’ultimo pezzo di pane.

Nell’ironia feroce dentro i nostri sguardi per tentare di non prenderci troppo sul serio, i sorrisi taglienti sulle parole di tutti i geni che dovevano insegnarci a stare a ‘sto mondo e che sono via già da un pezzo, persi dentro l’autocelebrazione del loro numero migliore, del loro niente.

Nuvole veloci, cielo infinito, passi lenti dentro il silenzio chiassoso di una stazione, come per avere la pretesa, o la capacità di saper far aspettare anche il tempo, come per dire ci vediamo presto, pur sapendo di non essere vero, come un uomo dentro una folla sa illudersi di essere in compagnia, fin troppo cosciente di essere solo.

Poi solo lo schiocco del tram, io avvolto, stretto alle mie ossa, impermeabile al mondo, che guardo dal fondo della mia lucida commozione il vento sfumare le cose tutte in torno, immaginando con gli occhi chiusi, dove saranno adesso, quelle ombre che ci sono passate sulla testa, così evocative, così grandi, ombre di noi, ombre di nuvole:

nuvole veloci.

L.J.M.

 

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