Lezione numero uno

Lezione numero uno

Sorprendetevi con le mani dentro i ventri, cercate quel grido di silicio che accorda la sua voce sulla parola Futuro, ora che la vacuità è lo strumento che leviga i vostri meriggi. Siate colpi di scena.

Lasciate che i colori vi scoppino negli occhi, scongiurate il dove e l’identificazione, stancatevi, correte su e giù per le scale, amatevi sui portoni, sudate le fatiche ipotetiche, sprofondate nella carne, bruciatevi le labbra sul sangue di sconosciuti che hanno combattuto la vita, passate le dita su ogni loro ruga, frugate nei loro muscoli, sentitelo sui palmi il vibrare dell’eterno, il dio non mistificato, il dio reale, l’assoluto in quel fremito di zucchero e acido.

Prendete treni e raggiungete amanti sperduti, proteggeteli come se fossero i vostri figli, cullateli tra il latte dei vostri grandi seni, come creature infinite, perse nel loro mondo bambino, nei cerchi erotici rotti dalla realtà del ferro battuto, dopo la sconfitta della verità, sfaldati irrimediabilmente in geometrie diseguali e vertiginose.

Una luce nuova, densa da poterle dire ti amo, una mescola gentile, da passarci piano il palmo della mano meno sensibile sulla sua superficie, un gesto che duri un tempo impossibile, con animo d’ossessione, lungo i centimetri delle vostre ciglia.

Sarà così la consapevolezza, attraversare una strada ciechi, sapendo che niente adesso può farvi del male.

Siate trasparenza, siate parola, siate pagina di romanzo, siate tutti mari e tutti i fiumi; siate catastrofe, scoperchiate tetti e abbattete i tralicci che alimento le città di pensiero che chiamate libertà. Uccidetela quella libertà, divoratevi i polsi e inquinate gli acquedotti con il vostro sangue, struggetevi d’amore e diventate cenere.

Quanta bellezza al margine delle vostre distrazioni, quanto presente nel vostro futuro, quanta vita in un respiro. Cambiate direzione, errate, ostinatevi alla veglia, figurate il tempo, e sarete slavati delle ingiurie delle ansie, dalle abitudini.

Quanti linguaggi per dire cose, ma uno solo per il silenzio. Tacete o gridate forte; siate suicidi, vivi nella scelta, contro ogni perfezione, innaturali e quindi umani, innaturali e quindi divini. Irraggiungibili.

Scavate con le mani la terra sotto il grigio, come macchina folli in cerca di calore, come querce possenti che inventano diamanti nel loro respiro velenoso, per dare a noi, il nostro sguardo azzurro.

Disimparate l’uomo; siate iridi splendenti.

L.J.M.

nota: l’immagine, per questa volta, è stata presa da qui. Sappiatelo.

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