Lentamente

Ci stiamo guardando negli occhi, girando su noi stessi, dentro un metro quadro di primavera; piccoli, impercettibili passi, senza mai, mai toccarsi; e del mio essere uomo, rimane solo un pane di tempo che nelle tue mani diventa farina. Dietro il soffio delle tue ciglia che sbattono lente contro un trucco pesante, una divinità in carne e ossa, sta disegnando i miei nuovi confini. Ti guardo negli occhi, mi guardi negli occhi, dentro questo posto senza nome, con lo schifo che ci circonda, questo silenzio è un avanguardia dell’amore; è un filo di seta su cui cammino a cento metri d’altezza senza nessun tipo di protezione; vuotato da ogni energia che tu mi rubi, non ho neanche la forza di inventarmi un sorriso.

Domani, magari, con gesto distratto mi restituirai bambino a questa età adulta; lo farai così, senza accorgertene, percorrendo con le dita le rughe precoci del mio viso a cui vorrai dare un nome, la più bella, mi dirai, si chiama Fortuna. Ai miei primi capelli bianchi racconterai una storia, di un possibile mondo in bianco e nero, che troveremo sotto le nostre palpebre, dove accadrà di trovare riparo dalla pigmentata violenza della realtà. Ai miei ventisette anni, che sono cento, darai un bacio sulla bocca; dentro le vene dei miei polsi, farai scorrere il cielo degli anni settanta; e la magrezza di cui mi vesto, sarà sempre e soltanto contornata dalle tue carezze. Potrai anche essere il filo di un aquilone con cui gioca il bambino che non sono potuto essere.

Domani, forse, domani. Adesso succede soltanto di guardarsi negli occhi, di leggersi dentro i fogli sparsi che lasciamo cadere sul fondo delle nostre reciproche stanze, stanze del pensiero. Solo qualche gesto, qualche parola, mai gridata, senza mai toccarsi, lasciando che le cose accadano, lentamente. Accadrà, e io non sarò poi così diverso da ora, cambierà forse solo la quantità di tempo in cui potrò essere semplicemente ciò che sono; e sono così, con le caviglie sprofondate nel fango delle ansie, ansie che nascondo molto bene, apprensioni di chi davvero non sa mai come comportarsi, che deve ancora capire, se mai lo capirà, come diavolo si faccia a stare su questo mondo. Sono così, con le mie distrazioni che ti fanno sorridere, con tutti i nomi di persone e cose da dimenticare, con le vie di fuga che inseguo con gli occhi, sapendo che in quella direzione, per il momento, non ci posso andare.

Ecco: succederà magari che un giorno mi prenderai per mano, e con in faccia la stupidità tipica di chi se ne va in giro mano nella mano, cammineremo su una di quelle vie adesso inaccessibili, succederà perché non può essere altrimenti, succederà perché è finito tutto il tempo; il tempo delle scuse, il tempo delle attese, il tempo di doversi sentire forti più del necessario, il tempo di vivere al di sopra degli uomini, al di sopra dei sentimenti, succederà, ne sono convinto.

I miei pensieri, mentre faccio la guardia alla porta di questo cesso dietro la quale stai facendo pipì.

L.J.M.

nota: immagine ed elaborazione grafica sempre a cura di E.Z.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...