Intima destinazione

E alla fine sono sempre tante le cose da dire, e che a volte non hai voglia di dire proprio tutto, qualcosa vuoi lasciarlo per te. Non hai neanche voglia di tradurlo in un linguaggio che sia accessibile agli altri, a volte succede che non hai voglia di farti capire, e solo chi ti conosce davvero bene, sa decifrare da uno sguardo, da un gesto, quello che non vuoi dire, e allo stesso tempo lasciare che il non detto resti tale, facendo finta di niente, guardandolo esistere nel suo mistero di sintesi.

È un po’ che non riesco più a distruggere, è un po’ che mi compiaccio dei colori; questi aborti da social network sono un battito di ciglia, e io sono già andato via, in silenzio, lasciando che le carezze restino sul viso, consumando la penna con altre, molte altre, infinite parole.

Sono un passante che passa le dita sulla scenografia di una finzione, sforzandosi di sentire ciò che sente chi può solo guardare e quindi sentirle come vere, queste foglie di niente, questa truffa del tempo.

È un po’ che non scrivo sul mio quaderno delle differenze; tra amore e amore, tra paura e paura, ci sono distanze di felicità, umori tonali, passaggi di dolore, immobilità del sangue.

Tu riusciresti a chiudere gli occhi e riaprendoli dopo un’apnea di secondi, accorgerti della differenza?

No, hanno un vizio gli occhi, il vizio di guardare tutte le immagini davanti a sé, e di lasciarle decantare in un’istanza di tempo che è la tua vita, crudele come un assassino, come se i palmi dovessero portare per sempre il peso di ogni consistenza che hanno sfiorato.

Eppure c’è la via d’uscita, c’è nei mattini in cui aderisco totalmente a me stesso, con la faccia sprofondata nel mio viso, e miei sguardi sui miei occhi, che perdono il vizio, che ascoltano la mia voce, che sentono il miei respiri accordarsi ai miei pensieri.

E dentro quella distesa, non ho più bisogno di chiedere niente, di dover raggiungere, di dover spiegare, di dovermi difendere, di dovermi sforzare di essere anche solo lontanamente umano; resto così seduto su me stesso, abbandonato al mio peso, dentro questo cesso, come se là fuori sia sparito tutto il mondo, come se fosse solo questo, quello di cui ho bisogno, come se fosse solo questo quello che sono.

Con la sensazione che possa durare per sempre questo stato di cose, lasciando il mio nome dentro le bocche che mi chiamano, con i tentativi delle mani che affondano dentro la penombra, a cercare il profilo del mio corpo assente.

E mi parlano di cose, mi raccontano di loro, ognuno facendo sfoggio del proprio passato, del loro numero migliore.

Ognuno con le proprie condivisioni, con i propri profili, con infiniti album da sfogliare, con le rivoluzioni del nulla, con le ammucchiate di citazioni, con idee che restano idee, con parole che non hanno forza.

Sono via, sono lontano, sono stanco. Sono in viaggio.

Intima destinazione.

L.J.M.

nota: immagine ed elaborazione grafica a cura di L.J.M.

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2 comments

  1. Mi sembra pia illusione quella di realizzare la ‘spersonalizzazione’ degli interventi attraverso l’uso di iniziali fittizie. E meno male.
    Appena terminato di leggere Trasparenze, ho orientato la mia ricerca verso le tue iniziali, e sono approdata qui. E continuerò nella mia esplorazione mirata.
    Mi cattura e strugge la delicatezza con cui plani sugli abissi e l’ostinazione con cui esplori i vuoti d’aria. Ammiro la sapienza nel cogliere l’intangibile poesia dell’umano e la lucidità che ne accetta la fuggevolezza. Senza approdi.

    Grazie.

  2. … se è vero che c’è delicatezza nell’avvicinarsi a certe non misurabili profondità, se c’è ostinazione nell’inseguire la verità dentro una limpidissima intuizione, se c’è sapienza nel sentirsi vivi e umani, se c’è lucidità nell’accettarsi immobili, ora e qui; c’è perché c’è in chi la coglie, chi sicuramente, passi ne ha percorso parecchi in quella stessa destinazione, intima appunto. Senza approdi. Quindi sono io che ringrazio te, perché lo so io come lo sai tu che le verità tra loro si riconoscono, si guardano e si sorrido, semplicemente.

    Con riconoscenza.

    L.J.M.

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