Come un mattino

Settembre è così, un’amica di sempre che con sembianze da sconosciuta, ti ferma per strada e ti bacia sulla bocca. E tu lo sai cosa sta per succedere, e appena le tue mani sprofondano nelle tasche infinite, ti senti come un corpo che affonda pesante nell’acqua dura di un lago. Settembre rivincita, Settembre resa dei conti, Settembre puttana.

Avesse un nome la sensazione che mi lascia addosso, avesse un volto, contro di cui poterci scagliare i miei pugni, avesse uno scopo.

È il domani che diviene oggi, l’oggi che diviene ieri.

E il tempo è una donna che lava i panni al margine del fiume che sono i miei occhi, con tutta la vita che ci scorre sotto, con tutta la vita che si riflette, sopra lo specchio splendente della mia meraviglia.

E noi due siamo come un mattino, così lontani dagli impianti razionali e aridi, immobili al centro delle nostre stanze, nei minuti in cui il sole guarisce, illumina e annulla ogni distanza, a poetare e poetare per l’anima, sino a quanto non si apriranno nei polsi voragini, come passaggi segreti, e io scivolerò dentro te, come un figlio che chiama mamma tutte le donne, bevendo a giumella il frutto di ogni seno, sentendomi libero, come una figlia unica, nello spazio infinito; pianeta felice.

Adesso che le porte non hanno più ragione di esistere, che i muri sono attraversabili come fumo di sigaretta, Settembre è l’ultima brace rimasta accesa, perché il dolore non si fermi all’immaginazione, ma scorra ancora, come un vento che t’avvolge la pelle. Settembre misericordia, Settembre che sospira la malinconia, che sulle mie labbra resta come polpa di ciliegia, o vagina schiusa ai suoi tepori.

Settembre parole di preghiera, e rosari laici che sgrano con gli occhi, nell’ultima algebra che mi resta, perché il tempo figurato, mi salvi dall’acqua profonda.

Settembre viscere lasciate ad asciugare al sole, settembre lungo, infinito, inumano amore. Quello per cui gli abbracci sono l’anti-tempesta, un porto, dopo infinito mare, dove mani dolci invitano la bocca a baciare il ventre; la vita dopo lo spavento.

E noi due approdati a queste lenzuola, a questo appiglio, persi e ritrovati, noi due qua, adesso, come un mattino. Un mattino che profuma di colori a olio lasciati ad asciugare di un auto ritratto in cui di fatto sono assente, ma il mio ego gentile è là, tra la cornice e le stelle.

Siamo come un mattino, noi due.

L.J.M.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...