SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere)

(Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere)

Premio Letterario Internazionale Marguerite Yourcenar 2014: qualcuno è in finale…

Non è che vogliamo sbrodolarci però… Sì, ok, vogliamo sbrodolarci.

È che uno degli autori del Taccuino è in finale ad un premio letterario.

Con uno scritto del / per / nel Taccuino.

Cioè, in pratica, aveva scritto un pezzo che era stato pubblicato sul Taccuino, e poi con lo stesso pezzo ha partecipato ad un concorso. E adesso è tra i 12 finalisti della sezione narrativa. Ohibò.

L’autore in questione è S.J. e il suo pezzo era apparso nel numero 24 di Taccuino all’Idrogeno, che per la cronaca potete ritrovare qui, perché siamo sicuri che più di qualcuno se l’era perso. Mannaggiaaavvvoi.

Un buon motivo per tornare a leggere il 24, il numero sul “sesto senso”, e il pezzo di S.J., “Storia dell’apprendista liutaio tramutato in Demiurgo”.

E una valanga di congratulazioni ad S.J. A pioggia proprio.

Ah sì, e per la cronaca, il premio letterario in questione è il Premio Marguerite Yourcenar 2014, che è oramai arrivato alla XXII edizione, ed è indetto dalla rivista e Associazione Culturale Il Club degli Autori, che promuove artisti ed autori emergenti.

Il Taccuino porta bene, e che sia di buon auspicio… facciamo tutti il tifo, che i vincitori si sapranno a gennaio 2015! Olè.

ContemporaneA

Ebbene sì. Anche noi ogni tanto ci diamo alla pubblicità occulta, a quella progresso e a quella, boh, ditene una, abbiamo anche quella.

E stavolta lo facciamo con ContemporaneA (con la A grande alla fine), che se non sapete cos’è o cosa non è, cos’è o cosa non è, cos’è o cosa non è, ve lo potete leggere qua di seguito, olè. 

Scemenze comunque niente insomma. Solo cose, vere cose.

E sì, abbiamo scopiazzato bellamente il comunicato stampa degli squinzi rivistaioli di el Aleph, che sono belli e profumati quanto noi (o meno, o quasi, o dippiù). Lo sappiamo. E dovrebbero saperlo anche loro, quindi siamo a posto.

Accatatevillo (o qualcosa del genere).

ContemporaneA

Ritorna ContemporaneA – La Letteratura in Tv, rinnovata, indipendente, senza finanziamenti, ma anche quest’anno ricca di ospiti d’eccezione e con alcune novità. 
La prima è che la rassegna amplia il suo raggio d’azione e si svincola dai limiti d’età: l’attenzione verso le generazioni più giovani è sempre presente, ma sono i contenuti e la qualità delle opere a guidare una selezione ancora più libera e ampia. Un’altra novità sarà il format degli incontri, sempre più televisivo e dinamico, secondo i dettami di una trasmissione Tv. Molte serate si svolgeranno in studio e saranno aperte alla partecipazione del pubblico.
Il resto rimarrà come sempre: ancora una volta le telecamere di Teleacras riprenderanno e diffonderanno gli incontri. 
Ancora una volta Gero Micciché condurrà le serate, affiancato dalla libreria Capalunga e dal validissimo staff di ContemporaneABeniamino Biondi (poeta e critico), Loris Magro (critico), Antonio Pancamo Puglia (giornalista e scrittore) e Dario Pìparo (giornalista e scrittore).
 
Potete trovare la pagina della rassegna, il calendario e le schede degli autori e dei libri presentati all’indirizzo http://elaleph.it/rassegnacontemporanea/contemporanea-2013 
 
primi due appuntamenti di ContemporaneA si terranno alle 19:00 presso gli studi di Teleacras. Chi voglia partecipare alla trasmissione o porre domande agli autori ospiti può scrivere a rassegnacontemporanea@gmail.com o alla pagina Facebook Ufficiale di ContemporaneA  https://www.facebook.com/ContemporaneAleph?ref=ts&fref=ts
 
 
CALENDARIO DEGLI INCONTRI
 
[25/07] Irene Chias – «Esercizi di sevizia e seduzione» (Mondadori)
ore 19 presso studi di Teleacras
 
[26/07] Pippo Russo – «L’importo della ferita» (Clichy)
ore 19 presso studi di Teleacras
Letture di Giuseppe Carlino
 
[01/08] Davide Enia – «Così in terra» (Dalai)
ore 19 presso Tempio di Giunone
 
[08/08] Giuseppe Rizzo – «Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia» (Feltrinelli)
ore 19
 
[22/08] Corrado Melluso & Roberto Mandracchia – «Cronache vere. Souvenir d’Italia» (Piano B)
ore 19 presso studi di Teleacras
Letture di Giuseppe Innocente
Siateci, in qualche modo, dunque!

Ecco, appunto. Come non detto!

Come non detto è una cosa strana. Come non detto lo dici quando ti sei appena accorto che hai detto una cazzata e qualcuno ti chiede di ripeterla e tu pensi che sia meglio non farlo. Come non detto lo dici quando vorresti dire “te l’avevo detto” ma invece dici come non detto perché così eviti di dire che l’avevi detto e che lo sapevi. Come non detto lo dici quando cambi idea su un programma e te lo dici da solo. Come non detto poi, alla fine, tante volte vuole dire semplicemente come non detto.

C’era un film che faceva lo stesso ragionamento con il che te lo dico fare. E beh, sì, noi gli abbiamo copiato l’idea. Come non detto.

Come non detto però, questa volta, è anche un progetto insolito, se progetto potrebbe essere definito così come potrebbe essere definito insolito. Come non detto, è meglio partire dall’inizio. Che Come non detto è una qualche sorta di scrittura creativa, creata dall’intrepido autore in dieci capitoli, da leggersi uno dietro l’altro, per non perdere il filo del discorso, perché in realtà un filo c’è, solo che uno se lo deve creare da solo. Magari è solo l’insieme di tanti fili. Ci piace essere relativisti in questo caso.

Dieci capitoli composti a mo’ di mosaico, di puzzle, per un totale di 2332 versi composti da 2000 citazioni prese in prestito da “altri”. Uhmammasaura, spaventa un po’, no? Viene da chiedersi che sarà mai questa bislacca cosa qui. E niente, è. È una poesia, è una elegia, è una cansò provenzale, è un’ode, è un sonetto. Filosofia del linguaggio con più di una spruzzata di insanità. Tutto e nulla creato con grande maestria. Un esperimento di letteratura, di gioco ad incastri, di intrecci e voci, sentite, ascoltate, lette, troppo spesso dimenticate, a volte ricordate, scavate, ricucite. È la mamma che vi rammenda i calzini per non buttarli via che tanto, dai, li potete usare ancora per qualche anno (sorriso a mezz’asta). È le toppe anni ’80 sui maglioni, che anche in quel caso lì la mamma diligentemente raccomodava perché il disuso non era concepito (diamine, avevo giusto visto una felpa nuova). Così nasce pure Come non detto. Una specie di ready-made poetico che preleva i suoi pezzi dalla discarica indifferenziata della letteratura. Letteratura alta, bassa, giuridica, religiosa, filosofica, scientifica, artistica, storiografica, lirica, rosa, noir. Eccetera eccetera. Definito cosi proprio dall’autore, che poi è un certo Marco Cetera e magari se non lo conoscete sarebbe il caso di cominciare a farlo perché sapete, sembrerebbe promettere bene. Se non altro dentro parrebbe avere più di qualche insano e gioioso neurone, di quelli buoni però. Infatti gioiosi.

Dicevamo, un poema musivo ipertestuale. Che poi è difficile circoscriverlo anche perché qui nel Taccuino siamo tutto fuorché critici letterari. Amiamo il verso corto. Le frasi breve. Spezzettate. Le risate forti. Le citazioni, quelle degli altri ma anche le nostre. Il mettere insieme le cose, anche quelle piccole, per cercare di uscirne vivi ogni giorno. E quindi niente, è per questo, alla fin fine, che ci va di segnalare questo progetto: perché è un po’ come noi, sgarabazzi e sbrodeghessi.

Interessante, un’assurdità, tanto normale, un po’ presuntuoso, una cosa da pazzi, una cosa davvero geniale, uno scempio, un rendere omaggio. Che poi se ci pensate, non vi è mai capito in preda a qualche sorta di delirio di mettere insieme frasi di altri per fare bella figura o anche solo perché loro in un tempo più o meno lontano avevano detto esattamente ciò che voi vorreste dire ma non trovate le parole giuste?

Come non detto. Un esperimento di scrittura. A cui va data più di una chance. Alè.

E se non avete capito niente, anche questo è un buon motivo per darci un’occhiata. Aggiunto al fatto che è scaricabile anche in versione ebook. Detto poco insomma. Ah no, come non detto.

Si consiglia un brindisi. Anche alle paranoie latenti.

Il Taccuino

Il “retrobottega” di Taccuino all’Idrogeno

Senza perderci in giri di parole, rischiando poi tra l’altro di perderci pure noi, ve lo diciamo così, di botto: per chi non lo sapesse ancora, è nato (anzi ri-nato, più corretto a dirsi) “il retro” del bar di Taccuino all’Idrogeno. Sapete, quella sala spesso buia, dove i gestori mettono i fusti di birre varie per le ricariche sempre all’erta, le bibite rigorosamente gassate per far più sete a chi beve e costringerlo a ri-bere, cacciaviti che non si sa mai che si rompa qualcosa e stranamente si rompe sempre, chiavi che tre quarti di volte scordi a cosa servono, quadri elettrici dove abbonda il nastro isolante, cibo da mangiare a bocconate nei momenti di pausa tra un servire e un altro, riserve di superalcolici che mantengono la loro proprietà di “riserva” generalmente per pochi giorni…insomma, quel postribolo dove c’è un bel po’ di roba indispensabile a mandare avanti il locale.

E il bello è che c’è una parola sola per dire tutto quello che abbiamo detto finora: retrobottega! Pensa te.

Ecco, dunque. Dopo l’aggiunta del cesso (va là, diciamo bagno, che altrimenti sembriamo poco fini), Taccuino all’Idrogeno vi apre le porte anche del “retrobottega”, facendovi vedere quello che di solito viene messo in secondo piano perché considerato “di abbellimento” ma invece “necessario” a mandare avanti il locale, il nostro locale:

le immagini.

Immagini semplici, complesse, d’effetto, banali, evocative, distruttive, fotografie, rielaborazioni grafiche personali, tentativi di voler essere grandi artisti, anche solo per una volta, davanti ai nostri specchi. Ma tutte accomunate da una cosa: rigorosamente produzioni originali e realizzate dagli autori/collaboratori di Taccuino all’Idrogeno. Inedite. Vere. Nostre.

Che gli affari sporchi qua si lavano in casa propria.

Il retrobottega di Taccuino all’Idrogeno. Uno spazio proprio e dedicato, con tutte le immagini che vengono utilizzate per il bar e la rivista (e anche cose nuove). E’ dietro. Ma pure quello conta eccome.

Qui.

ps: sito in espansione, ma intanto dateci un’occhiata!

ps1: la foto di questo articolo è di J.W.

Allo stesso tavolo…

 

In attesa della nuova uscita del Taccuino (domani, n.d.r.)…

Avete visto chi spunta tra le pagine del nuovo libro di Mia Parissi, Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta? No, perché, beh, ecco, sarebbero gli adesivi, che si possono utilizzare anche come segnalibro (o anche per tappare gli spifferi, per accendere un fuoco, per imballare nuovamente un elettrodomestico che avete scoperto rotto e dovete riconsegnare, appena comprato, ecc ecc…) proprio del Taccuino all’Idrogeno. Ah, che gran bella soddisfazione!

Non ci resta che ringraziare con svariati boccali l’amica (possiamo chiamarti amica, vero?) Mia Parissi (cliccate sul nome per collegarvi al suo sito, e da lì perdervi anche nel suo Blockmianotes’s Blog) che alla presentazione della sua nuova fatica libraria “Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta” si è gentilmente offerta di pubblicizzare un po’ il Taccuino (che a detta sua le piace un casino, e mica scemi noi, eh!) aiutandoci a distribuire un po’ di adesivi – che abbiamo le case piene ormai…

E, oltre a ringraziarla, non ci resta che ricambiare il favore dicendovi: “Comprate il suo libro – comprate il suo libro – comprate il suo libro” (goooong)!!! Più che altro perché ce l’abbiamo anche noi e merita, e non perché siamo qui a far pubblicità a gente a caso! Sei racconti, diciannove tavole illustrate, formato cartaceo, formato ePub (che non è una bestemmia)…ma che volete di più? Fidatevi. Lo diciamo noi.

E arriverà pure la recensione, statene certi.

Buone letture. Viva le joint venture (di questo tipo). E ah, se vi interessano gli adesivi del Taccuino, appena siamo in giro da qualche parte, veniteci a trovare (o cercateli incollati ai muri, agli autobus, ai tram, a chi più ne ha più ne metta, delle vostre città) e saremo lieti di omaggiarvene.

Alè.