CHE FRETTA C’ERA MALEDETTA PRIMAVERA (la rubrica che ti racconta come sono andate veramente favole e favolette)

(la rubrica che ti racconta come sono andate veramente favole e favolette)

Ugly duck in a mirror

Ancora una volta il brutto anatroccolo scappò ben lontano per rifugiarsi, esausto, in un buco nella neve.

L’inverno fu lungo e le sue sofferenze molto grandi… ma un giorno le allodole cominciarono a cantare e il sole riscaldò la terra: la primavera era finalmente arrivata!

L’anatroccolo si accorse che le sue ali battevano con molto più vigore e che erano anche molto robuste per trasportarlo sempre più lontano. Partì dunque per cercare nuovi luoghi e si posò in un prato fiorito. Un salice maestoso bagnava i suoi rami nell’acqua di uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose. Conosceva bene quei meravigliosi uccelli!

I tre cigni si avvicinarono e lo accarezzarono con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcuni ragazzi attorno allo stagno declamavano a gran voce la sua bellezza e la sua eleganza.

Si specchiò ancora nell’acqua orgoglioso. E pensare che solo qualche giorno fa voleva morire… mentre adesso risplendeva in tutta la sua bellezza.

Sì il chirurgo aveva fatto un ottimo lavoro. Un ritocchino agli occhi, un po’ di filler sulla fronte, un po’ di tiraggio delle rughe del collo ed era come doveva essere, bellissimo.

R.V.

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Piper con ghiaccio

Il pifferaio allora amareggiato e molto arrabbiato minacciò: – Vi pentirete, oh se vi pentirete di quello che mi fate! Uscì in strada ed eseguì una scala col flauto soffiando a tutte gote poi, aiutandosi con le agili dita, emise dolcissimi suoni.

Si videro teste di bimbi guardare giù dalle finestre, volgersi verso il pifferaio, poi un ragazzino uscì dalla casa e guardò con entusiasmo l’uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore.

E questi non smise di suonare, anzi la sua musica diventò più dolce e persuasiva e nella mente dei bambini faceva nascere visioni di città tutte balocchi, di città tutte dolci, senza scuole, senza adulti che volevano comandare ad ogni ora del giorno.

Ed ecco i genitori rincorrere quella schiera di gioiosi figlioli che se ne andavano con l’omino così, come i topi che lo avevano seguito sino alla morte! Intanto il suonatore si avviava verso la grande montagna che si trovata proprio alle spalle della città e i bimbi dietro cantavano: erano così felici di seguire quell’omino che nessuno li avrebbe distolti dal loro proposito.

… il vecchio pifferaio era solito sedersi al bar della spiaggia. Aveva scelto il  tavolino il primo giorno pagando una mancia al bar boy che dirottava gli altri ospiti verso altri tavoli. Arrivava verso le cinque e ordinava una birra: non aveva amici. Guardava l’orizzonte: tutto ciò che desiderava lo aveva davanti a sé.

Da anni aveva scelto quella parte del mondo per le sue vacanze. Spiagge bianche, mare cristallino, era un po’ come far parte di una cartolina. Qui si sentiva se stesso. Si sentiva libero di essere quello che era, libero di chiedere e di ricevere anche un sì come risposta senza spiegazioni. Da quel punto della veranda poteva guardare tutta la spiaggia e il via vai dei ragazzini che passavano le giornate a giocare e a vendere piccoli souvenir. Qui la vita non aveva un’età definita: bambini  di sei anni guidavano il motorino, mentre quelli più grandi ti servivano il cocktail a bordo piscina. C’erano bambini in braccio a ragazzine talmente giovani da far nascere il dubbio sul grado di parentela: madri o sorelle? Bambini belli da guardare, bambini  con sorrisi spensierati. Bambini curiosi e avvicinabili. Bambini.

Il pifferaio iniziò a suonare e la musica si diffuse sulla spiaggia.

“Ehi mister…  Only one dollar ! One dollar for the bracelet. Solo un dollar…”

“Hi guy ! Ciao come ti chiami?”

“Chanki… dai comprare uno, io tanta fame”

“Nice name Chanki… se  compro cinque che prezzo fai? Would you like a coke?

“3 dollars. Mia famiglia povera”

“And 10…” il pifferaio aprì entrambe le mani sorridendo come per giocare.

“6 dollars sir” rispose Chanki.

“And if I buy all? How much?” disse il pifferaio fissando lo sguardo negli occhi neri di Chanki. La chiave della stanza era li sul tavolino, unica testimone di quella forzata intimità.

Chanki non rispose subito e guardò il vecchio pifferaio. Non sorrideva più come prima. Poi spostò lo sguardo dalla chiave al gruppo dei suoi amici. Erano lì, lo guardavano da lontano.

Un altro sorso dalla cannuccia.

Non gli era mai piaciuta la coca cola, preferiva l’aranciata.

 

R.V. 

Sweet dream, Pollicino

Pollicino e i fratelli allora fuggirono e il mattino l’Orco, scoperto ciò che aveva fatto, li inseguì calzando i magici stivali delle Sette Leghe, che consentono di percorrere molta strada in pochi passi. Pollicino allora nascose i fratelli in una caverna e l’Orco, stanco di cercarli, si addormentò nel bosco. Pollicino gli sfilò gli stivali rendendolo inoffensivo e rimandò a casa i fratelli; tornò dalla moglie dell’orco e con uno stratagemma si fece consegnare tutte le sue ricchezze. Tornato a casa con il tesoro dell’Orco, Pollicino liberò la sua famiglia dalla povertà e si mise al servizio del Re come messaggero, grazie agli stivali delle Sette Leghe. 

Dottore, il sogno è sempre lo stesso: i miei genitori mi abbandonano nel bosco e dopo mille peripezie riesco a tornare a casa con degli stivali quattro volte più grandi del mio piede. Quel senso di abbandono non riesco proprio a scrollarmelo di dosso. Ho paura, perché i miei genitori mi hanno abbandonato? Sa ci sono volte in cui mi sveglio di notte e indosso gli stivali di mia moglie sopra il pigiama. Mi aggiro nel silenzio della mia casa come se cercassi un posto dove nascondermi. Quando lo trovo mi accovaccio e conto fino a sette. Vede anche adesso che ne sto parlando con lei sudo freddo… Dottore, mi aiuti come posso fare?

Studio medico dott. Orco Lino , psicoterapista. Riceve su appuntamento.

R.V.

Sleeping Beauty calling

Nel cortile del castello vide cavalli e cani da caccia pezzati, che dormivano, sdraiati al suolo; sul tetto eran posati i colombi, con la testina sotto l’ala. E quand’egli entrò nel castello, le mosche dormivano sulla parete, in cucina il cuoco aveva ancora la mano protesa, quasi a ghermire lo sguattero, e la serva era seduta davanti al pollo nero che doveva spennare.

Egli proseguì e nella sala vide dormire tutta la corte, e in alto, presso il trono, giacevano addormentati il re e la regina. Andò oltre; il silenzio era tale che egli udiva il proprio respiro. E finalmente giunse alla torre e aprì la porta della stanzetta in cui dormiva Rosaspina.

Là essa giaceva, ed era cosi bella ch’egli non poteva distoglierne lo sguardo. Si chinò e le diede un bacio. A quel bacio, Rosaspina aprì gli occhi, si svegliò e lo guardò tutta ridente. Allora scesero insieme, e il re, la regina e tutta la corte si svegliarono e si guardarono l’un l’altro stupefatti.

 A quel punto Rosaspina, per nulla intimidita, disse:  

“Cari amici, Rosaspinflex da più di cinquant’anni produce i migliori sistemi per il riposo presenti sul mercato, e parliamo di materassi e di reti elettriche di altissima qualità, studiate appositamente per migliorare la qualità della vostra vita. Soluzioni reali, concrete e innovative, grazie al lavoro quotidiano di tecnici specializzati.  Il sonno è diverso in ognuno di noi: cambia nei modi, nella quantità e nella qualità, da persona a persona. Ma sono solo i materassi Rosaspinflex che vi faranno apprezzare gli incantesimi.

Non perdete questa occasione unica: con 200 euro avrete un materasso matrimoniale Rosaspinflex, una rete elettrica di altissima qualità, un copriletto per l’estate e un piumone per l’inverno. 

Guardandosi poi alle spalle incrociò lo sguardo perso del principe azzurro e aggiunse: “Amiche…  Eccezionalmente e solo per oggi… incluso nella nostra offerta… e  alle prime dieci telefonate… avrete anche il principe azzurro.”

Fine.

R.V.

Snow White Baby

mela-parti…e la regina scoprì che Biancaneve era ancora viva! Grazie a un filtro magico si trasformò in una strega e avvelenò una mela. Poi si recò nel bosco e, fingendosi una mendicante, offrì a Biancaneve la mela stregata. “Coraggio, dalle un morso!” Non appena la fanciulla l’ebbe assaggiata, per incantesimo, cadde in un sonno profondo. Intanto gli animali del bosco erano corsi ad avvertire i nani. “Eccola là!” esclamarono, vedendo la strega che si allontanava veloce. Mentre la inseguivano, scoppiò un terribile temporale. La malvagia regina si arrampicò fin sulla cima di un profondo burrone. Proprio allora, un fulmine la fece precipitare dalla roccia. I nani decisero di costruire un’urna di cristallo e oro, dove deposero Biancaneve. Finché un giorno passò di là un principe, che rimase incantato dalla bellezza della giovane. Sceso da cavallo, si avvicinò e si chinò per baciarla…

Stoooop!!

AAAHHH Gianni, eeee… com’è che nu ce sta la stessa ragazza che ballava coi nanetti? Sì, la mora co’ lo stacco de coscia de la Seredova…

Ooh, ma l’hai vista questa? Cià pure i baffi che pare mio nonno. No guarda reggista nun ce siamo proprio. Eravamo d’accordo, mi avevi detto che dovevo fare un cammeo, una parte fatta proprio pemmè. Te dico de sì in amicizia, nun me prendo manco troppi sordi e tu me fai bacià ‘na cozza?

Gianni scusa ma ciò ‘na reputazione, io sono stato a Oolliwuudd, ho lavorato co’ li meglio reggisti. Tu la baceresti questa? Nun se po’ guardà, cià pure la fiatella. 

Come dici? É l’effetto dell’incantesimo o per esigenze de scena l’hai sostituita? Ma chemmefrega. Trovate quarcun altro che se bacia la Prin-Cess…

‘Namo dai. Ciao bella, te saluto…

R.V.

nota: l’immagine l’abbiamo presa da qui http://www.alimentipedia.it/mela.html. Che non sia mai, eh.