Notte numero 5689

Vado fiero della ritualità che scandisce le mie giornate. No, la mia giornata. Ogni giorno fa a sé e ogni giorno è un campione perfetto delle mie abitudini e del processo che le ha lentamente consolidate.

Ogni sera bevo la stessa tisana. Ogni sera vado a dormire alla stessa ora, le 23.30. Leggo, se riesco fino a mezzanotte almeno, perché amo varcare una nuova soglia.

Mi correggo, non vado a dormire. Vado a letto. E sì, negli effetti mi addormento, ma alle prime ore indicate dal quadrante, qualche pensiero mi sveglia sempre. Inizia entrando in un sogno o come un’idea che si incastra la sera precedente, durante il dormiveglia. Cresce in sordina, non invitato. Quando si è gonfiato abbastanza da occupare gran parte della scena, eccolo che procede a scuotermi.

Mi risveglio pensando sia la natura a chiamarmi, mi alzo. Torno a letto e lo trovo occupato. Mi distendo chiudendo gli occhi illudendomi che questa notte farà eccezione.

Ma ecco che mi si avvicina mia sorella, sparita durante un’escursione in Asia. A tirarmi le dita dei piedi, il pensiero del mutuo in scadenza. Avvinghia le sue lunghe gambe e infinite braccia, l’ansia per le liti intestine in famiglia.

Un’altra notte in cui, spettatore, assisto a tanti piccoli drammi che costellano la mia giornata. Non sarà l’Amleto, ma ormai sono parte della routine. Non sarà l’Amleto, ma chi sono io per dirlo?

S.A.

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