Seduta

Seduta, sola, e un telefono che squilla. Fuori non vuole piovere, allora un caffè per favore. Sapeva le poesie, sapeva del male avuto, ma sapeva poco dei suoi figli là che si stanno per bagnare. Sbagli, obblighi sociali da procreare, e il marito poi cos’era?

Sdraiata, sola, e un soffitto a volte conosciuto a memoria in questi anni di muffa e segreti. Sapessi la sete di notte, e quelle scale da fare due per volta. E rumori, vicini, gemiti oltre le pareti centenarie di terrore e piacere.

Ma quale vita oggi conosce un sapore così acido, di foglie umide, poco prima che diventi humus, e che diventi una storia, e che somigli un po’ a te?

Il telefono funziona, ora si sta alzando, intanto fuori c’è luce abbastanza da vederci i volti feriti dei figli che scorrono via.

P.S.

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