Sazerac

“…La morte, la morte, la morte furiosa,

la morte maligna, la morte pietosa,

la morte sicura, la morte carogna,

la morte che ha il muso di un topo di fogna,

la morte trionfante, la morte gloriosa,

la morte che arriva, la morte mia sposa,

la morte che danza, la morte civetta,

la morte, la morte, la morte che aspetta…”

(Tiziano Sclavi – La Ballata della Morte)

 

Questa storia me la raccontò mio nonno, che gliela raccontò suo nonno, che gliela raccontò suo padre, che gliela raccontò un tizio.

Era la seconda metà del 1800 quando una sera, come tante altre, quel tizio stava lavorando nella sua taverna, a New Orleans. L’uomo era un po’ alticcio a seguito dei troppi bicchieri di Whisky bevuti per festeggiare la nascita del suo primogenito. Quella sera erano tutti allegri, forse a seguito dei continui omaggi dell’oste. Tra tutti notò particolarmente uno strano soggetto seduto al suo bancone. Vedendo i bicchieri vuoti, e l’aria triste, gli chiese se volesse altro da bere, così la strana figura alzò lo sguardo verso l’uomo, il quale impallidì immediatamente.

La Morte.

“Oste, oggi festeggi la nascita di tuo figlio e io sono qui per portartelo via. Però, come noterai, stasera sono particolarmente contrariata con questa decisione da prendere. Ti osservo da sempre e tu, rispetto ad altri umani, hai molto rispetto nei miei confronti. Onori ogni mio lavoro e ricordi tutti i tuoi cari senza disperare per la mia decisione di averteli portati via. Per questo, caro uomo, ti lascerò una possibilità: se mi preparerai un drink degno di me, io starò lontano da tuo figlio per molti anni e tu farai in tempo a raccontargli di questa serata”.

L’uomo non aveva molta scelta, così decise di preparare il drink che secondo lui potesse essere degno della morte.

Mise ghiaccio e acqua in un bicchiere per raffreddarlo; in un altro versò due parti di Whisky di segale e una d’assenzio sciolto in una zolletta di zucchero per stemperare il suo sapore forte. Prese il bicchiere con acqua e ghiaccio, lo vuotò e vi versò la sua soluzione alcolica finendola con due gocce di bitter per renderla più amara, esattamente come la morte, e una scorza di limone come decoro.

La Morte fissò l’oste e assaggiò il suo drink. Incredula, ingollò il cocktail e ne chiese un altro.

L’uomo ubbidì e ne preparò una seconda dose. Finito anche quel bicchiere la Morte disse: “Mi hai stupito ancora. Tuo figlio avrà salva la vita e tu vivrai abbastanza per raccontargli questa storia. Come chiamerai questo drink, che mi farai di tanto in tanto?” – chiese.

“Sazerac, come me.” – rispose lui.

Passarono gli anni e un inverno di 10 anni dopo, il figlio di Sazerac si ammalò. A letto, debole, chiese una storia per addormentarsi e il padre gli raccontò cosa successe nella sua taverna la notte che venne alla luce. Finì la storia e il piccolo si addormentò. Ritornato alla sua locanda, Sazerac trovò al bancone la Morte ad aspettarlo.

“Posso avere il mio Sazerac?” – chiese Lei. L’uomo obbedì, come sempre, ma non fece in tempo a preparare il suo cocktail.

La Morte, quella notte, non stava chiedendo da bere.

H.J.

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