La firma, ovvero la brutale banalità dei luoghi comuni

Retrograda farsa in costume

con tanto di cacofonia in sottofondo

e merda glassata.

Qualcuno urla dal fondo

ma tutte le parole si perdono tra le altre parole

non c’è spazio per troppe parole

 

la stanza è satura di lettere

una in fila all’altra

ma senza più alcun ordine

è sinceramente imbarazzante

è tutto un po’ sfuocato e mosso

come in una foto scattata dall’oppio in persona

 

di tanto in tanto si fa largo un conato

sapientemente trattenuto

e soffocato con un altro tortellone

 

sembra odore di fiori

sembrano urla insensate,

gioia falsa,

 

sola, sfacciata certezza

di un tatuaggio sul dito

che non può essere raschiato via.

G.U.

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