Trieste, Franco.

Faceva un freddo allucinante quell’anno, ero a Trieste, piazza Ponte Rosso o giù di lì…

 

Bora e nevischio sferzano la faccia e segano le orecchie.

Si avvia verso l’atelier, Franco. Una baracca non riscaldata piena di segatura di legno e polvere.

Un tornio a pedale consunto al centro del locale, accanto, un fornello elettrico posato in terra tenta faticosamente di alzare lievemente la temperatura glaciale.

Una bella bicicletta da corsa in un angolo. Rossa.

L’odore di polvere  è attenuato dal freddo e pervade ogni cosa.

Franco è chino col sedere appoggiato su un frammento di pietra carsica. Crea e ragiona.

Per scaldarsi pensa al deserto. Si vede seduto a terra su un tappeto afghano a bere te forte.

Al tornio fa una ciotola. Rozza. Pessima.

La distrugge subito e ricomincia con maggiore concentrazione.

La ciotola nuova inizia a prendere eleganza molto più in fretta di quella precedente. Morbida, armoniosa.

Il bordo lo lascia cadente e irregolare ispirandosi all’artigianato ungherese.

Lo smalto rosso tenue conferisce tono ma non appesantisce la lavorazione.

Fa un freddo terribile.

Beve tè da un vecchio thermos ammaccato.

G.U.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...