This magic moment

Ieri ho visto San Francesco, 
rannicchiato tra i suoi legnetti 
sul Colle dell’Inferno, 
(diventato con lui 
un paradiso), cioè 
non ho visto davvero lui,
ma lo “vedevo” lo stesso
effondersi attorno a quel povero tumulo,
messo insieme dagli alberi di allora,
raccolti lì intorno a quel colle di reietti, 
mille anni fa quasi, 

e quel legno di quercia disegnava 
lo stesso itinerario 
dei bastoni 
dei rami spezzati 
dei piccoli tronchi 
e ancora dei legnetti, anche qui,
nella grande sala del Palazzo dei Priori di Perugia, 
quella che se la vedi dalla sala di fronte 
è incorniciata da una grande cosa
che è proprio una cornice gigante (in prospettiva si vede un quadro monocromo in fondo tra le finestre, ma non i legni di Long, bisogna spostarsi di un po’)

insomma quei vecchi legni dugenteschi
erano un riflesso 
di tutti quegli altri di Richard Long 
sparsi in un ordine geometrico, 
dentro quella prima sala della Galleria Nazionale dell’Umbria, 
alcuni a spina di pesce, alcuni in direzione contraria,

linee che seguivano una innaturale regolarità,
ho pensato 
che potevo inciampare su quei legni
e sconvolgere quell’ordine ricercato
per la leggerezza di un po’ di caos,
un caos controllato che sembrava nascere per caso, 
come quei fulmini delle Strade Perdute di David Lynch,
un film dai molti misteri (il mistero ė ciò che più si avvicina al sogno)
visto a letto la sera dopocena con mia figlia, usando spesso
il rewind per ritornare sui luoghi del delitto con piacere, mentre la aspettavo che stava al telefono.

Lei se n’e’ andata. L’incontro, la scena. This Magic Moment, di sfondo. 

Dissolvenza. 

Assolvenza.

W.P.

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