Bru

La città rumina. Nello sciabordare gommoso delle ruote sull’asfalto. Nel tintinnio dei sonagli montati sulle bici, simile al confricare di denti troppo affilati. Nel fragore rombante del traffico in digestione.

Il pedalare diviene azione meccanica e scatti che prendono a schiaffi e a spinte l’aria inquinata. I chilometri così sbattuti vengono annientati dal profluvio di pensieri che rimandano a una bella sfida, a un bel futuro, forse. In un soffio, non so come, mi ritrovo già a Merode.

L’impatto con il selciato ciottoloso mi riporta al presente e mi ricorda che mancano pochi istanti al viale alberato che mi condurrà a casa. Non mi sono nemmeno accorta che, nel frattempo, sono volata sul parco di Bruxelles, sono discesa lungo Arts Loi e risalita fino a Schuman, attraversando rapida il quartiere europeo. Mi ritrovo infine, sorpresa, a guardare controsole l’Arco di Trionfo levarsi sul Cinquantanaire. L’essenza dolciastra della buddleja davidii a invadermi con delicata discrezione i sensi.

Alle otto della sera la città rumina, frantuma, in un coro stonato e sordo, le fatiche del giorno. Del martello pneumatico non resta che un ronzio annoiato. S’alza il vento a monito. L’indomani mattina sarà un altro fresco giorno di giugno, tra le strade in deliquio –  

di Bruxelles.

S.J.

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