Lettere ritrovate

Avevi una faccia così bella amore mio, e ti vedo ancora, sfogliando le foto, o abbracciandoti nei pomeriggi di luce bassa. Nel tuo camminare per sentieri di campagna sento la violenza dei tuoi anni disperati, e quei silenzi che nessuno sentiva. E io dov’ero? Scappavo, scappavo amore mio, su quei treni che frenavano amianto, e cercavo in giro per l’Italia una faccia bella come la tua. Credimi era così. Oggi i tuoi occhi reclamano pace, ché di guerre e di parenti scemi, di ricordi orrendi non ne possono più.

Quelle gonne colorate, e quei sorrisi, quelle scelte folli di mollare tutto e tutti in quei giorni di maggio, dove sono ora? Staranno fuggendo su qualche altro treno: doniamo il ricordo della nostra storia a quella ragazza che abbassa gli occhi e sogna già dal mattino. E noi che amiamo il tempo, i fiori e le attese, ora come possiamo sederci leggeri e mangiare ciliegie fino al tramonto?

Io cantavo le canzoni dell’eroe perdente e tu ascoltavi il tuo barbuto amato cantautore. Fuori pioveva, e quella pioggia ci piaceva tanto: poi tutto si scioglieva in pianto. Amore. E quelle lenzuola che coprivano anche tutti i sentimenti, e quei pensieri per terra che tentavano fughe d’amore, dimmi, te li ricordi oggi?

Seduto sotto al melograno sento il tempo che scricchiola nel ricordo, e con gli occhi fissi sul prato ammiro più di ieri quei corpi sottili dei nostri figli.

P.S.

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