Guscio

L’inutile fardello della memoria pesa come fango attaccato alle caviglie. La memoria dei luoghi si installa davanti alle cornee così che ogni ritorno è un viaggio nel guscio vuoto di un momento risucchiato all’origine. Nessuna nuova impronta resta impressa su una terra che non è più la stessa e non potrà più essere nulla di nuovo.

I luoghi non congelano e non mutano, restano, conchiglie sbattute sulla rena, scenografie mute senza attori. L’istante profondamente vissuto nell’atto di pietrificare l’immagine in ricordo, sta sbranando il futuro. Ciò che verrà è già accaduto. Ciò che hai immaginato è già passato.

Un giovane uomo erige mille prigioni, una per ogni segno impresso nella carne. Non pensa di vivere e per questo ogni gesto ogni sguardo ogni parola ogni passo trivella il suolo del tempo, innalza un nuovo muro avanti a sé.

La memoria del gesto subdola, risiede nella punta delle dita, nelle vertebre, nella piega del ginocchio. Necessariamente scavalca la coscienza, deride il richiamo volontario. Possiamo scegliere di camminare ma non come disegnare il moto della gamba. Il parziale controllo che disponiamo sul sorriso è un esempio di arma illusoria contro il dominio incontrastato della memoria cellulare, la prigione della sapienza carnale.

A che serve sprofondare nel ricordo gli ancoraggi di un volto che non fa altro che mutare le proprie coordinate.  La memoria visiva è la più ignobile delle torture. Io non voglio riconoscerti in un te diverso, come non voglio in un volto che non sei tu. Non voglio non ritrovarti.  La scelta dell’eterno incontro dovrebbe poter essere un’opzione praticabile.

Abbiamo questo inganno insito nell’incertezza di ogni nostra interpretazione. Abbiamo questa perfidia attaccata addosso dell’essere sempre uguali e mai gli stessi. Sappiamo esattamente di cosa si tratta questo orrendo perderci dentro gli stessi tortuosi passaggi mentali. Sappiamo che il tempo ci tritura, che dal buio più nero ci hanno sparato dentro questa luce che nasce fioca, abbaglia e ci brucia dentro il suo pallore tingendosi del nostro sangue fino a sbiadire in una nuova notte.  Sappiamo che tutto questo è lo sfondo indelebile di ogni nostro pensiero, ciò che consuma, la sola idea di eterno. Che non può esserci oblio.

E.B.

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