Al Pigneto la sera arriva all’improvviso

Sarà il tiepido che serpeggia e dichiara tregua tra gli alimentari cingalesi e i bei negozi enormi e vuoti di bigiotterie, dove si specchiano le ragazze la sera, mentre se ne vanno silenziose e belle per quelle strade pedonali. Sarà che nella sua testa ci sono due e o tre idee che stanno lì lì per fecondare, ma, obiettivamente, quello che si vede davvero camminare appare un uomo con spalle immalinconite e gambe muscolose pronte ad andare avanti. Lui non sa definirsi. Non capisce a cosa appartenere, né a chi. Non desidera più le cose desiderate negli anni passati, quando da giovane beveva tutta l’ideologia ghiacciata che gli offriva Roma con le sue strade alberate e tortuose dense di pensieri, concerti e biblioteche.

Davanti a sé oggi c’è una viuzza che spacca in due i caseggiati e lascia scorrere uomini e donne, stoffe e tranci di pizza, dolori e noie. Lui e la sua ferita. Al Pigneto la sera arriva all’improvviso. Piomba prima dell’arrivo delle comitive di pugliesi, che precedono i calabresi, ma non i senegalesi, che stanno fissi in quell’angolo da giorni, ormai. Rimasto solo medita di percorrere tutta la casilina a piedi fino a casa. S’incammina con le mani in tasca nel giacchino leggero, sfiora una coppia di ragazzi che pomicia sotto un prunus appena fiorito. Il via vai è sereno. Il negozio di bigiotteria ancora vuoto. Il famoso bar già assediato da facce e mani che durante il giorno fanno l’amore con tastiere e monitor, su comode poltrone ergonomiche regalate dalle nonne. La pattuglia di carabinieri stasera è tutto uno sbadiglio, e le idee reazionarie si sgretolano poco più in là dalla camionetta lucida, accanto al piscio fresco di cane al seguito del solito panccabestia. Neppure un’ombra pasoliniana si allunga su quei giovani pretendenti al prossimo potere, silenziosamente da strappare a più non posso. Lo stesso potere che certi padri donano con mani unte ai loro figli indolenziti da tanta pacchia giovanile di università e shopping fatto di nascosto: lontano dalla comitiva dell’aperitivo a km zero. Antonio sta per piangere all’angolo, poco prima delle ferrovie laziali silenziose e gravide di storie da raccontare.

Non fa in tempo: di colpo vede sedie che volano in direzione opposta alla sua, si paralizza come un palo della luce spento. Chiazze di buio delimitano un confine di sicurezza. Delle braccia nude, pelose, si dimenano per colpire altre braccia e facce, sibili soffocati dallo sforzo emergono dal nero del buio. Un’insegna si accende proprio in quel momento. Ragazze in minigonna pare non si accorgano delle braccia omicide che all’angolo si stanno rubando tutta la scena urbana. Antonio muove di un millimetro la coscia. Gli occhi sono costretti a fissare tutta la guerra. Ancora una guerra nei suoi occhi. Passano tutti i suoi vecchi sogni davanti agli occhi, ma non riescono a scacciare l’immagine di uomini che si pestano con eleganza primordiale, dietro l’angolo illuminato dai negozi luccicanti.

P.S.

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