Piper con ghiaccio

Il pifferaio allora amareggiato e molto arrabbiato minacciò: – Vi pentirete, oh se vi pentirete di quello che mi fate! Uscì in strada ed eseguì una scala col flauto soffiando a tutte gote poi, aiutandosi con le agili dita, emise dolcissimi suoni.

Si videro teste di bimbi guardare giù dalle finestre, volgersi verso il pifferaio, poi un ragazzino uscì dalla casa e guardò con entusiasmo l’uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore.

E questi non smise di suonare, anzi la sua musica diventò più dolce e persuasiva e nella mente dei bambini faceva nascere visioni di città tutte balocchi, di città tutte dolci, senza scuole, senza adulti che volevano comandare ad ogni ora del giorno.

Ed ecco i genitori rincorrere quella schiera di gioiosi figlioli che se ne andavano con l’omino così, come i topi che lo avevano seguito sino alla morte! Intanto il suonatore si avviava verso la grande montagna che si trovata proprio alle spalle della città e i bimbi dietro cantavano: erano così felici di seguire quell’omino che nessuno li avrebbe distolti dal loro proposito.

… il vecchio pifferaio era solito sedersi al bar della spiaggia. Aveva scelto il  tavolino il primo giorno pagando una mancia al bar boy che dirottava gli altri ospiti verso altri tavoli. Arrivava verso le cinque e ordinava una birra: non aveva amici. Guardava l’orizzonte: tutto ciò che desiderava lo aveva davanti a sé.

Da anni aveva scelto quella parte del mondo per le sue vacanze. Spiagge bianche, mare cristallino, era un po’ come far parte di una cartolina. Qui si sentiva se stesso. Si sentiva libero di essere quello che era, libero di chiedere e di ricevere anche un sì come risposta senza spiegazioni. Da quel punto della veranda poteva guardare tutta la spiaggia e il via vai dei ragazzini che passavano le giornate a giocare e a vendere piccoli souvenir. Qui la vita non aveva un’età definita: bambini  di sei anni guidavano il motorino, mentre quelli più grandi ti servivano il cocktail a bordo piscina. C’erano bambini in braccio a ragazzine talmente giovani da far nascere il dubbio sul grado di parentela: madri o sorelle? Bambini belli da guardare, bambini  con sorrisi spensierati. Bambini curiosi e avvicinabili. Bambini.

Il pifferaio iniziò a suonare e la musica si diffuse sulla spiaggia.

“Ehi mister…  Only one dollar ! One dollar for the bracelet. Solo un dollar…”

“Hi guy ! Ciao come ti chiami?”

“Chanki… dai comprare uno, io tanta fame”

“Nice name Chanki… se  compro cinque che prezzo fai? Would you like a coke?

“3 dollars. Mia famiglia povera”

“And 10…” il pifferaio aprì entrambe le mani sorridendo come per giocare.

“6 dollars sir” rispose Chanki.

“And if I buy all? How much?” disse il pifferaio fissando lo sguardo negli occhi neri di Chanki. La chiave della stanza era li sul tavolino, unica testimone di quella forzata intimità.

Chanki non rispose subito e guardò il vecchio pifferaio. Non sorrideva più come prima. Poi spostò lo sguardo dalla chiave al gruppo dei suoi amici. Erano lì, lo guardavano da lontano.

Un altro sorso dalla cannuccia.

Non gli era mai piaciuta la coca cola, preferiva l’aranciata.

 

R.V. 

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