Shifu Neko

“Prima lava tutte le macchine. Poi le lucidi, con la cera. Devi dare la cera con la mano destra e la devi togliere con la sinistra. Dai la cera, togli la cera. Il respiro lo prendi con il naso e lo emetti dalla bocca. Dai la cera, togli la cera. Non dimenticare, il respiro è molto importante.”

(Maestro Miyagi)

 

Il mio Shifu (Maestro di Kung Fu n.d.r.) durante gli allenamenti, tra tutte le sue fantastiche perle di saggezza orientali, ha sempre cercato di insegnarmi l’arte dell’autocontrollo. A parte il controllo dell’ira, per evitare di “crepare di mazzate” chi mi dava noia, durante la vita quotidiana, non è riuscito a trasmettermi questa splendida filosofia.

Oltre ad un sacco di ore destinate alla meditazione, dove impari a controllare il respiro, sentire il battito del tuo cuore e vuotare la mente, mi sono allenato, per parecchi anni, a menare come un fabbro del medioevo; tutt’ora gli amici mi chiedono se io sia capace di uccidere a mani nude una persona. La risposta è sempre una: SÌ. In passato ho anche tenuto dei corsi di autodifesa femminile, principalmente riguardanti i tentativi di stupro. Le tecniche di autodifesa che insegnavo non erano tratte dai film di Jackie Chan o Bruce Lee, ma si pregiavano di utilizzare oggetti d’uso comune e, soprattutto, di facile utilizzo all’eventuale malcapitata, come ad esempio: chiavi, ombrelli, riviste, libri di Fabio Volo.

Forse ora però sto deviando, scusami.

Durante tutte le ore di allenamento per l’autodifesa ed il combattimento, il Maestro mi diceva di fare come i vecchi Maestri d’Arti Marziali: studiare gli animali, i loro movimenti di attacco e difesa, ed i loro punti deboli.

Così, ogni sera, tornavo a casa ed accendevo la Tv alla cerca di qualche documentario che parlasse di tigri, pantere, mantidi religiose, serpenti, scimmie. Più di una volta ho trovato documentari che parlavano dell’accoppiamento delle balene o del cambio guscio di alcuni crostacei. Anche loro di grade interesse, ma inutili allo scopo.

Col passare degli anni, e dei documentari, ho sviluppato una certa dimestichezza ed esperienza nelle discipline di combattimento ma non nell’arte dell’autocontrollo.

Stanco, e depresso, solo ed esclusivamente per gli stessi motivi: stress, vita monotona, scarsissimi risultati lavorativi, stipendio da fame, code in tangenziale, donne che non te la danno, birre che finiscono. Un giorno ho un’illuminazione: adotto un gatto.

Bello eh, ma una gran rottura di coglioni quando caga fuori dalla lettiera e tu, a piedi nudi in piena notte, pesti uno dei suoi stronzi da dinosauro. Sì, da cuccioli cagano delle cose enormi.

Passano i mesi e il gattino diventa adulto ed inizio a studiarlo come diceva il mio maestro.

Vive in appartamento e trascorre le sue giornate tra divano, letto, finestre, tira graffi, lettiera, ciotola. Fa una vita di merda eppure, ogni volta che mi vede, è felice, rilassato e gli bastano due coccole, o la ciotola piena, per farmi le fusa e ricambiarmi l’affetto che gli dimostro.

Il gatto è il mio Maestro Zen. Se ne sbatte che non può uscire: dorme. Se ne infischia se il divano è occupato: va a dormire sul letto o sopra le cose che avete messo sul divano. Non gli interessa se per 36 giorni consecutivi gli do, per cena, croccanti al tacchino: a lui basta mangiare.

Il felino sa di essere superiore e riesce a trarre vantaggio da ogni situazione, sbattendosene le palle (se non l’avete castrato) di tutto il resto.

Ora scusami, devo lasciarti, vado a cambiargli la lettiera, prima che mi caghi sotto al tavolo.

H.J.

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