Mi hai visto con tutta la debolezza di fuori

Mi hai visto con tutta la debolezza di fuori. Ero abbronzato e le ferite sembravano piccole, invece erano enormi, e attraversavano tutto il corpo. Difficile da spiegare sotto a una pergola estiva cos’è che mi sconquassa, mi rende piccolo, e come un animale in gabbia mi fa muovere e respirare in eccesso. O dormire. In città la mia pelle è tesa, ma qui, schiacciato tra montagne e mare sono fragile e sempre in allerta. Come il gatto in un giardino di campagna, pieno di erbacce e sassi, sento tutto.

In città stanotte sarei scappato a immaginare lei che balla sul filo, come di trapezio, e io sotto a osservarla tra le maglie della rete. Accecarmi di lei e poi vedermi di spalle, che non soffrivo più, accorgendomene da una spalla leggermente piegata in avanti, e dalla mano ferma sul muretto, senza essere più tesa. Ma lei non c’è, e nemmeno un sogno stanotte a farmi ricordare i lineamenti lontani.

Avrei bisogno di sguardi profondi, abbracci improvvisi, parole in eccesso, e di un pompino. Il mondo che rotola e lei pronta a prenderlo tra le braccia.

Scusate, ma qui c’è un uomo sulla sabbia a cui tremano i piedi e le labbra, e non capisce più la differenza tra la paura e la notte. Non si accorge che il buio intorno è solo stanchezza di sentieri calpestati a casaccio. Si sono dissolti insieme alle carezze i risvegli belli di ieri.

Adesso lei dorme, e forma col suo corpo il profilo di una nave: pronta a salpare senza nemmeno un capitano a comandare la ciurma desiderosa.

P.S.

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