Deliria Fastidio e le altre

Avevano deciso tutte di non sposarsi perché si sentivano completamente intolleranti alle fedi.

Avevano deciso tutte di consumarsi brevemente come i ceri dell’Assunta al Santuario della Madonna a Ferragosto. Brevemente. Come un fiammifero. Oppure avrebbero potuto pensarsi nuovamente nel magma primordiale, così salato, che piaceva tanto a Ibrida Salgemma. Ibrida Salgemma scrive Nickel al posto di Nick.

Era spesso sfinita, erano troppe quelle ventidue in lei

Per questo le piacevano le corde.

Per farle stare ferme

Tutte ferme. O quasi.

Deliria Fastidio, la prima e ventitreesima, avrebbe voluto assaggiarle tutte ma il cannibalismo le dava fastidio. Come il resto.

Cassandra Cassapanca aveva fatto di se stessa l’incarnazione vegetale della casualità immobile.

Di quella casualità prepotente che fa tremare i vetri ma non il legno, soprattutto se è antico e se ha un coperchio.Cassandra Cassapanca conteneva gli estremi di tutte le new entry, nel segreto dei tarli.

Devastata Particula era una calvinista del cazzo.Ma le pareva enormemente chiaro che nessun umano maschio avrebbe potuto reggerle anche in reggenza temporanea.

 

Erano troppe, l’avrebbero frullata…

Vibravano in lei come un generatore di nuvole ipnotiche.

 

Il pianeta vomitava a random umani maschi, non Droni, nemmeno Padroni e da tanto non dormiva Oniria Malaspina perché sempre li sognava.

A Suspiria Tarantola piacevano le loro bocche. Una maniaca demodé.

 

Per distrarsi da loro recitava alcune frasi di Fight Club: “Tu con cosa la fai la dinamite?” e anche: “É solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa”.

 

Dragica Cobalto aveva una passione per gli esplosivi.

Mirabilia Planata intrecciava le trecce con i petali del lillà, geneticamente in tinta.

Murata Sevizia avrebbe tanto voluto andar via ma non sapeva in quale via e nemmeno dov’era la porta d’uscita e non era nemmeno assicurata per il trasporto di animali vivi, quindi di se stessa.Solo minerali portava via, pietre imperfette, scarti di lavorazione.

Galassia Ipocondria scriveva ancora 1999, al solo pensiero degli anni zero si sentiva ammalarsi di ogni possibile male, compresa la peste nera e il grande calcolo della processione degli equinozi.

 

Per non cambiarle tutte le vestiva di nero, come nei collegi, così almeno sembravano uguali, sembravano Una.Abbiamo un’assicurazione per gli schianti? O siamo destinati a svanire di byte in byte?

 

Rapita Ranuncolo era la nemesi romantica di Analia Inox, abitavano stagioni diverse, distretti incompatibili, interpretavano entrambe lo strazio del tenero con organi diversi, scelte editoriali, scuole di pensiero.

Onorata Calvario e Torturata Malleolo condividevano lo stesso sogno masochista e inciampavano a turno, di stazione in stazione, nell’eterna via crucis della Cerca del Graal.

Gli aborti di Gravida Suspiria segnavano di lacrime un calendario macabro, ma minor sofferenza avrebbero dato le impronte di embrioni uccisi prima di nascere dei suoi omicidi di sospiri, di grida mancate, di verità inespresse.Gravida Suspiria sognava di rinascere Urlania Pazienza. Lei sì che non si faceva scrupoli e coltivava l’arte dell’attesa e dell’urlo.

 

Avrebbe tanto voluto scambiarle con un progetto di viaggio nell’iperuranio, che sarebbe stato certamente più riposante, meno rumoroso di quel condominio sovraffollato di capacità impreviste e imprevedibili

 

Dormiva nuda Misurata Giaciglio per sentirsi più vicina a Dio.

Dormiva spesso ma il  letto era corto e cigolava, e Dio non stava poi tanto comodo, ma faceva finta di niente, dato che da Dio provenivano la misura e il nudo e l’idea che si doveva dormire.

Stuprata Salvezza era arrivata a comprendere che solo interpretando il proprio immaginario erotico fosse possibile redimersi dal senso di colpa di non averlo visitato e in quel groviglio di stupri si perdeva di continuo, fino al turno di Provata Risorsa, a cui sempre toccava ripararsi in un accordo di nuove armonie.

Gli anni rendevano criptica Riflessa Druido o forse era la musica dodecafonica del degrado di Suspiria Tarantola a mescolare gli specchi, a confonderle fino ad aver paura di perderle nel caos di un nuovo big bang, nel sogno di un altro universo.

Cucinava di continuo Nostalgica Ricotta o almeno ogni volta che le sorrideva la vagina.

Bruciava crostacei, molluschi prigionieri, superstringhe, semiliquidi, crème brulèe, territori fertili, lande inesplorate, ricordi.

Prostrata Galenica era la più stanca di tutte, ancora più stanca di Sbattuta Capezzolo che pure aveva le sue buone ragioni per esserlo con tutto quel lavoro. Perché il sesso è un lavoro anche se ti piace.

 

… E non la smettevano mai di rincorrersi, di inventarsi una nuova quadriglia francese, di esplodere in stelle filanti, di amarsi l’un l’altra come lei le amava…

 

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 …

S.O.

 

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