Tra i suoi denti

Ieri sera il buio allungava i palazzi romani, enormi palazzi che ingoiano ombre da sempre. Passeggiavo e pensavo a quello che non è stato, ai baci caduti nei tombini, alle carezze evitate per un pelo. Ai suoi occhi neri e all’asfalto non battuto nelle notti estive. Passeggiavo e fischiettavo. All’improvviso all’angolo le urla di una bimba mi hanno fatto sbandare verso la serranda di una farmacia. Tutte quelle luci verdi, quelle croci intermittenti. Sbatto contro i dispensatori di libertà provvisorie, ora che si può utilizzare anche la carta di credito, sembrano spogliarsi di ogni brivido di peccato.

Così come il mio pensiero cerca sollievo nel ricordo che brilla di fronte alla vetrina, così la città aspetta solo un’altra alba qualunque pronta a farci morire di voglia di vivere.

Più tardi, innamorandomi dell’ebrea ortodossa del film di Turturro, il mio ricordo si è andato a immolare in quella splendida fessura tra i suoi denti. L’imperfezione aggiusta ogni mancato atto d’amore mai donato, e aspetta che il ricordo diventi un breve racconto.

P.S.

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