Ricci di vizi

Mi sorridi per chiedere qualcosa, e lo fai benissimo, così io ci casco come la prima volta. Un’amicizia circolare, infernale, per niente salutare. Eppure mi sei stata vicina quanto lo era stata la parietaria al mio primo attacco di allergia serio. Ti annuso e scappo via, oggi. Tu sorridi e mi tieni dentro al cerchio, quando lo desideri. Parli male di tutti e sorridi per sorridere solo quando stai bene, otto volte all’anno.

Nera di ricci nera di vizi ti accontenti degli sguardi che partono dai denti. Affilati, che chissà quali ferite procurano nei localetti fumosi di Roma. Quelle notti agognate, quelle notti di culi stretti nei jeans, che strizzavano le possibilità e partorivano pensieri stupendi.

Una tenerezza il ricordo, una breve tenerezza che sconquassa ogni residuo di amarezza.

Pare che il sole cominci a entrare anche oggi in questo giorno nuovo.

P.S.

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