Scena muta

Scarpe rosseLe scarpe rosse le avevo comprate con le mance ricevute a Natale da” Mercury” un nuovo negozio di scarpe molto alla moda. Le avevo viste già da qualche settimana, le avevo desiderate e le avevo anche già provate e finalmente oggi mi ero decisa.

Erano tacco 12, decolleté. Modello classico solo il colore le rendeva speciali : rosso.  Erano la mia finestra sul mondo per poter dire esisto. Io ci sono. Ce la posso fare.

Avevo organizzato una bella cenetta a lume di candela avrei messo le mie scarpe nuove e un tubino nero. Nulla sarebbe stato fuori posto, tutto come da copione. Eppure avvertivo una certa ansia, un tremore, come i conigli che sapendo di essere una preda facile,  tremano anche quando li accarezzi.

Guardando fuori dalla finestra lo vidi arrivare e cercai di indovinare i suo umore dai pochi passi che separavano il citofono alla porta di  vetro della scala. Nessun segnale tutto tranquillo, potevo smettere di trattenere il fiato.

Driiiiinnn.

Apri in fretta, tutto doveva essere perfetto anche l’attesa sul tappeto del pianerottolo, e lo vidi entrare deciso in soggiorno come se io fossi trasparente. Lo sguardo si posò sulla tavola apparecchiata, le candele accese, la bottiglia di champagne nel secchiello del ghiaccio. Come un soldato scannerizò  la stanza come se avesse i raggi X al posto degli occhi. Non mi vide. La televisione era rimasta accesa  e trasmetteva una pubblicità con gridolini e risate.

“Ecco ti ho beccata!” questo gli lessi negli occhi quando usci dal mio nascondiglio  dietro la porta aperta.

E finalmente mi vide. O meglio io lo vidi.

Lui restò ciecamente teso nei muscoli e nel cuore senza che io potessi dire o fare molto.

Signori e signori si va in scena, affrettarsi nel prendere posto.

Lo spettacolo stava per aver luogo  tra le mura domestiche che erano diventate il nostro castello medievale:  lui indossò la maschera della gelosia  e io quella della povera orfanella e iniziammo il nostro gioco di ruolo.

Il nostro palcoscenico aveva come scenografia  un anticamera e sullo sfondo la porta della cucina aperta, a lato un attaccapanni e il vaso con i fiori secchi che mi aveva regalato dopo l’ultima volta. Protagonisti principali: il re pazzo che disfaceva a suo piacimento la trama del racconto, e la sua cortigiana silenziosa  che non rispondeva  ma abbassava gli occhi colmi di infelicità e sacrificio come a voler compiere il destino del mondo femminile .

Battute che non aspettavano risposte, accuse che non nascevano da prove. Balbettii e contraddizioni che si affollavano nella mia vocina  di vittima sacrificale. Non ero stata io a fare pensieri lussuriosi,? Guadati come sei vestita.? Chi stavi aspettando? Cosa ti credevi di fare puttana?

Non ero forse io che volevo vivere felice e contenti come nelle fiabe ? e di chi era la colpa se questo non accadeva? Eh di chi era? una spinta, una sberla, un braccio stretto fino a fare un livido : quante brutte cose coprono la rabbia e le emozioni.

E poi cosa volevo dire con quelle scarpe rosse?

Ah già le scarpe? Gli occhi si aprirono e si posarono un’ ultima volta. La mia finestra sul mondo era rimasta aperta, tre passi e saltai nel vuoto.

Ricordo solo le scale che feci di corsa, il tubino nero sollevato sopra le cosce, la voce fuori campo che mi urlava che sarei tornata indietro e che ero una poco di buono, che senza di lui non ero niente, e che le botte me le meritavo…

Io correvo. Ero fuori, ero libera, ero viva.

Sipario.

R.V.

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4 comments

    1. Sì, solo noi donne lo sappiamo. Ogni volta ci crediamo. Ogni volta ci proviamo. Essere donna è anche saper ricominciare.

      Da piccola credevo che vivere da uomo sarebbe stato più facile, ma una vita senza tacchi è troppo triste. Solo Freddy Mercury quando cantava “I want to break free” era alla nostra altezza.

      I want to break free

      I want to break free

      I want to break free from your lies

      You’re so self satisfied I don’t need you

      I’ve got to break free

      God knows, God knows I want to break free

      R.V.

  1. Scarpe rosse col tacco sono il segnale di una rivoluzione che nasce da un pretesto ma che coinvolge il nostro universo.

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