Still life

Stufo di tutta questa natura me ne torno in città. Che non mi dona pettegolezzi né fa moine estive. La notte è amore tra rombi d’auto e cani da giardino. Il mattino è tutto vuoto da riempire, nell’aria nessuna invidia a divorarci il fegato. Sto in piedi nella stanza da letto e osservo le tue mani, i tuoi occhi e poi in fondo quei leggeri piedi gemelli. La natura alle spalle e un corpo da esplorare.

Nessuna sagra è più attraente che andare per strade bagnate di neon e semafori. La mia testa chiede quest’anonimato da scalare, agli uomini veri lascio volentieri le cime vere, tanto con le loro pose biodinamiche producono solo passato, come triste passaporto da esibire agli spettri. Io, che non so cacciare, pescare e neppure molestare le ragazzine, io, desidero ossessivamente spogliarmi di quel po’ di natura morta che bussa ogni tanto alla mia porta. Poi scomparire nei sentieri bui sognando foreste e tempeste, che diventano in un attimo pensieri elementari: puri e gioiosi pensieri elementari, di Parise memoria.

Tante facce diverse che si parano davanti ai miei occhi, con la giusta causa della casualità, e cominciano a costruire futuri improvvisi già nel giardino di casa.

 

P.S.

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