Vuoto molle

E poi il vuoto, che persiste.

Incombe e ingoia. Ma non risputa.

Un vuoto molle.

 

E c’è il problema che questo vuoto si porta via il tempo a manciate.

Secca la lingua e gli occhi.

Impermeabilizza anche la pelle, e le cose scivolano via.

Come fossi diventata un piccione.

Ho inciampato, ci sono caduta dentro.

E non ho per niente voglia di alzarmi.

Si sta bene, in terra.

E poi c’è il problema che questo vuoto si porta via i suoni,

e gli odori

e i colori

e i volti

e i legami, che si spezzano e non fanno neanche rumore.

 

Mi metto comoda, ho l’impressione che non mi alzerò.

Per parecchio tempo.

Non mi preoccupo.

Di chi non mi viene a cercare.

Di chi mi chiede se mi voglio alzare ma non aspetta la risposta.

 

E poi c’è il problema che questo vuoto non si porta via il passato.

Ma lo accoglie e lo ripropone.

A ciclo continuo. Cocacola calda sgasata popocorn rancidi.

Anche le scene che avevo tagliato dal montaggio finale.

Mastico popcorn rancidi e gli annaffio con cocacola calda sgasata.

 

Ho esaurito le battute.

J.W.

 

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