Gelide scene d’inverno

Dato che quest’anno sembra farà parecchio freddo, l’anno scorso per dire abbiam battuto le brocchette fino a marzo inoltrato, e visto che la crisi va avanti alla grande, c’è un libro, che si adatta bene al clima che stiamo passando.

Il libro in questione è un esordio letterario datato 1976, tradotto per la prima vota in Italia da Martina Testa e edito per la Minimum Fax. Lo ha scritto Ann Beattie, nata nel 1947, che è autrice di sette romanzi e otto raccolte di racconti e può essere considerata un esempio di perseveranza: infatti l’esigente New Yorker rifiutò di fila ventun suoi racconti prima di pubblicarne uno.

Charles, il protagonista, è un giovane che rimpiange la sua vecchia fiamma, Laura, di cui è ancora innamorato; attraverso la prosa secca ma elegante della Beattie ne seguiamo le giornate che si rincorrono irrisolte e un po’ tristi. La narrazione è in una distaccatissima terza persona, al tempo presente e senza interventi da parte dell’autrice. Charles esce a bersi una birra con  Sam, il suo amico, si occupa di sua madre che ha perso la sanità mentale, parla con la sorella Susan, passa con l’auto di proposito davanti alla casa di Laura. Gli eventi procedono così, per quasi quattrocento pagine. E da queste quattrocento pagine emerge in superfice il bisogno di umanità, di ricominciare, che Charles va cercando di ricreare attraverso tutti i suoi rituali quotidiani. Come succede a tutti in poche parole. E come succede spesso a noi, le giornate di Charles si ripetono come i titoli di testa di un film che non inizia mai.

Ho letto poco tempo fa un articolo di Tommaso Pincio su Moravia, citando Melville lo scrittore romano sosteneva che non possono esserci grandi romanzi senza grandi temi. Per certi versi Pincio “condannava” le narrazioni in prima persona perché troppo aderenti alla vita quotidiana che spesso corrisponde a quella dell’autore. Ed è così per gelide Scene d’Inverno: Ann Beattie racconta nell’introduzione che all’epoca viveva “in una cittadina del New England che aveva una fabbrica di manici per asce, un emporio dove i pacchetti venivano legati con lo spago, un ufficio postale, un alberghetto e un rivenditore di auto usate”.

Una provincia anonima, come quella in cui vive Charles. O in quella in cui potremmo vivere noi. E perché no, non c’è anche qualcosa di personale nella stanca ripetitività con cui vive Charles? Sì c’è.

Ma la cosa piacevole di questo libro è che la Beattie riesce a raccontare tutto questo senza darne un immagine negativa o superficiale, come sarebbe facile fare, e per questo il filo di speranza che si srotola per le pagine è lo stesso che lega insieme le nostre giornate.

E certo non ci sono grandi romanzi senza grandi temi, ma sicuramente non ci sono grandi romanzi senza notevoli scrittori (sai che rivelazione); per citare Longanesi in Italia non manca la narrativa, mancano gli scrittori. Ann Beattie è una scrittrice talentuosa, non che avesse bisogno della mia approvazione, capiamoci, e come per Jane Austen riesce a rappresentare tipi umani partendo da eventi di un microcosmo apparentemente sterile.

E.G.

Gelide scene d'inverno - Ann Beattie

Gelide scene d’inverno

Ann Beattie

Minimum Fax

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