Dico miao ai soldi

Larghe come lattuga

le chiome del viale,

e mamme con i figli,

che tengono per mano.

Vecchi in carrozzina

e auto in doppia fila.

Io reggo la parete,

nel vano della porta.

Mio cugino, padrone.

Io servo ai tavoli,

sei, in legno di pino.

La luce del neon del frigo.

Domenica mattina,

Tra le tre e le cinque,

ragazze si contorcono e

ridono con i fidanzati.

Mentre dicono cose buffe

che sanno solo tra di loro.

In bocca fiorisce

il profumo di vodka.

E  mentre mi dicono:

“No, niente cipolle,

no nemmeno piccante”.

Tipe con dentro solo

più sei kilocalorie.

Versi dorati del Corano

appesi in cornice sul muro.

E nelle casse, sempre,

hip hop egiziano.

Io, mio cugino e

pure suo fratello,

in grembiule bianco,

impastando oppure

infornando il kebab,

seguiamo con un

occhio la partita.

La sera tornando a

casa  mi sento così

stanco che di solito

mi spengo nel buio.

 

 E.G.

nota: E.G. è un nuovo articolaio/articolista/scritturologo/scritturista di Taccuino all’Idrogeno, e questo è il suo primo contributo. No, non c’è il toto-scommesse, ormai l’abbiamo già assunto, olè. Tornerà presto con nuovi contributi anche nella nostra rubrica di recensioni, sappiatelo.

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