Anatomia della ragazza zoo

Ah, la famigghia.

Quella che non ti sei scelto, che non hai voluto, che mai ti saresti sognato e intanto te la devi sciroppare. Quel nucleo di psicosi, rimpianti, rimpiazzi (nel caso di elementi aggiuntivi), porte sbattute e telefonate che arrivano al momento sbagliato, i “questa casa non è un albergo” (sempreverde) e i “se non ti laurei entro quest’anno noi non paghiamo più”.

E tu abbozzi, sorridi, ti incazzi un po’ ma sopporti. Tanto lo sappiamo tutti che la colpa è di quella assurda pantomima del Mulino Bianco, un posto dove ti svegli saltellando per addentare un biscotto e vai a dormire sperando di non svegliarti più.

Di quanto siamo masochisti a voler restare attaccati alla sottana di mammà racconta Tenera Valse nel suo “Anatomia della ragazza zoo”.

In comune con la protagonista del romanzo ho le origini.

Ma voi lo sapete quanto può essere ingombrante una famiglia del sud? Quella di Alea è come la mia.

Un padre “padrone” nel senso più ampio, di quelli che non solo vogliono decidere per te e per la tua intera esistenza, ma che cercano anche di risucchiarti i pensieri se non sono quelli giusti.

Una madre succube, perché non ha studiato e la sua opinione, spesso veritiera perché figlia dell’esperienza, viene schiacciata da chi crede che basti avere una laurea per sapere tutto della vita. Una sorella che sorride per non dover lottare, un fratello che trova nella fuga l’unica via d’uscita da un labirinto senza soluzione.

La paura prende forma soprattutto al momento dei pasti.

Quanti ragù rovinati perché la pasta non era cotta al punto giusto e al sugo mancava il sale.

Basta poco, pochissimo, per trasformare un pranzo sereno in una lotta all’ultimo piatto. (lasciato nella tua direzione, soprattutto. E tu che non sei mai stata un tipo atletico, ne porti i segni).

Tenera Valse è riuscita a raccontare l’angoscia che ci si porta dietro se si ha la forza di cambiare direzione, di andare controvento e che sa che gli occhi lucidi e il naso che cola, fanno parte del gioco.

«“Io sono la ragazza zoo” scrissi un giorno, sopra un pacchetto di cerini che mio padre aveva lasciato vuoto sul tavolo della cucina “e mi disseziono per comprendere la madre che ho creato”»

T.V.

Anatomia della ragazza zoo

 Tenera Valse

Il Saggiatore

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