Una lettera. #2

Sedici ore di lavoro e sei prosecchi non ti stringono l’anima.. non da soli perlomeno. Ma la stanchezza e l’alcool a volte possono svuotare il cervello, e metterti nelle condizioni di pensare ad altro. E pertanto è quasi sempre in queste condizioni che mi ripropongo col noiosissimo cliché della lettera col quale ti torturo anche in questo momento..

Non so.. e ne sono felice sinceramente. Le mie brillanti teorie, le valanghe di parole sono svanite, e non tanto perché ciò che ho attorno mi abbia dato torto o ragione, quanto perché non ho modo di confutarle, e mi sono diventate quindi inutili e fastidiose.

Ciò che vivo è sempre quello stesso tuo nulla a cui tutti sembrano volersi addomesticare, perché è giusto così no? Loro lo chiamano saper vivere. Sordità parziale, ignoranza volontaria, piccole patologiche certezze che fanno da ovatta contro gli spigoli del niente. Nemmeno io ne sono immune, credo nessuno lo sia. Certo poi c’è misura e misura.

Da una parte un mondo di ottenebrati egocentrici fino agli estremi clinici che accettano questo stato di cose in toto per non perdere tempo a pensare pensieri propri; dall’altra i peggiori, a mio avviso, quelli che per sfuggirne si snaturano totalmente diventando ridicole allegorie viventi. No, non fa per me. Io non la comprendo che in parte questa varietà di idiozia socialmente accettata, ma la conosco abbastanza da interpretarla e verniciarmi di normalità quel tanto che basta a vivere sereno.

Ricordi quando ti dicevo che fingevo? È evidente che mentire è necessario. In questo sono più furbo di te. O più ipocrita, o più stronzo, o più vigliacco. Ma ho deciso di sopravvivere, perché oltre che furbo, ipocrita, stronzo e vigliacco sono anche piuttosto orgoglioso di quello che ho dentro, e delle cicatrici con le quali ho pagato il tutto. E non intendo dare a nessuno la possibilità di togliermi quel poco di sensato che ancora mi è rimasto, e che posso dare a qualcuno in cambio di qualcos’altro. Ad un certo punto mi sono chiesto se era davvero giusto morire di niente, e ne ho dedotto che forse si può anche vivere di niente. E di alcool. Non ho mai smesso per un secondo di crederci.

Frank zappa diceva “Nella lotta tra te e il mondo, stai dalla parte del mondo”. Difficile pensare ad una cosa del genere messa per iscritto da uno che per quarant’anni è andato controcorrente in ogni cosa. Ma comincio a capire. E a cercare l’anomalia, provocarla dal nulla, fottermene. Gli altri sono tutto quello ho a prescindere, solo sono cambiate prospettiva e volontà. Cosa ne verrà fuori poco mi importa, sono qui ad aspettare con la guardia alzata come sempre, per quanto polveroso il concetto possa essere.

Boh?

Bella no? La linea di stacco ogni 5 righe. Fa sembrare che abbia scritto un milione di pagine..

K.S.

nota: questa lettera è da intendersi “seguito” di quell’altra, di lettera. 

In questo cassetto qui

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