La natura di J.T.

Vorrei fossero più corte le distanze che mi separano dalle pagine dei miei cattivi pensieri. I miei desideri più brillanti. I miei diamanti di “vetro”. I miei occhi vuoti, troppo celesti per essere credibili. Mi stimo molto di più come donna che come uomo, e il fatto che abbia il cazzo poco importa e a voi non dovrebbe interessare che il mio rossetto rosso sporchi il calice dove bevo un fondo di vino amaro.

Ho sognato più volte il dio pene distruggere l’eleganza ipocrita della normalità. La normalità non esiste. La normalità è un buco nell’acqua che dura il tempo che impiega un sasso a violentare l’acqua stupita dove vi specchiate banali e verecondi da fare schifo. Ho desiderato un morso sulla vagina che mi invento oltre la realtà. La realtà, la realtà è uno sguardo cadutomi dagli occhi, e ora, oltre la sorpresa di non saperlo rotto, resta la paura di pensarlo fragile. Fragile. Se ti dicessi che questa fragilità è una macchina del tempo? ti prepareresti a partire con me? Partiresti? Mi stai ascoltando? Hai paura del mostro? E del buio? Hai forse paura del buio? beh, sappi tesoro, che io, io sono la luce.

Ho frugato dentro il ventre con un cacciavite per cercare l’origine dell’errore che ha impedito la separazione del maschio. Ho sentito mio figlio gridare: “Voglio vivere” oltre la plastica che mi avvolgeva. Ho visto me stesso scopare me stesso, mortificare il mio corpo di graffi e piscio, ho fatto l’equilibrista sulla linea che c’è tra sesso e perdizione. Ho vomitato due volte al giorno le cento calorie di troppo a cui davo la colpa di non sentirmi felice. Ho visto uccidermi per punizione con un morso alla gola e seppellirmi sotto la sabbia di un mare nero senza uno straccio di croce.

Mi sono visto madre, lacerata dal dolore, partorirmi allo stesso modo in cui una cagna randagia piscia la sua urina. Mi sono protetto, stretto forte al petto, baciato sulla bocca, nascosto, a riparo dalla follia. Follia vera. Mi sono svuotato i polsi con una forchetta cercando l’interruttore che potesse spegnere per sempre questo infinito, inumano giro di giostra.

Mi sono visto padre, difendermi dalla bruttezza selvaggia di una realtà crudele oltre misura, mi sono accompagnato a scuola nel mio primo giorno, mi sono visto solo al centro di una stanza con la mano alzata, investito dalla ferocia del tempo, attendere il mio turno per dire: io sono. Io sono un libro scritto al contrario con un linguaggio che io solo apprendo da me stesso che lo insegna a me solo. Sono l’ombra di risulta di infinite figure che si sommano in un disegno unico e irripetibile; disegno che a cospetto della sua completezza, si rivela e si rivelerà in tutta la sua complessità. Io sono l’errore che rende affascinante ciò che altrimenti vivrebbe impantanato nell’inutilità della perfezione. Io sono il corpo che riempie questo mio abbraccio.

Devo adesso sapere dove diavolo esisto, ho assolutamente necessità di visitare quel dove.

I pensieri di J.T., un bruco nella stagione delle farfalle.

 L.J.M.

nota: immagine ed elaborazione grafica a cura di E.Z.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...