Io sono una stanza

Io sono una stanza, sono le sue pareti, sono tutti gli oggetti che contengo, sono l’aria vecchia che sta dentro, sono anche te dal momento in cui mi respiri. Sono i tuoi pensieri, sono le tue paure, sono tutte le tue voglie. Sono il tuo trucco sbavato, sono il morso sulle labbra che ti dai quando sei sovrappensiero, sono il tuo equilibrio precario, sono tutto l’alcol che hai dentro. Sono la tua faccia stanca di ridere, le tue orecchie stanche di ascoltare, la tua bocca stanca di parlare. Sono il silenzio che ti concedi, sono i tuoi sospiri corti, i tuoi sospiri lunghi, sono tutte le tue apnee. Sono le tue grida mute, sono le regole del tuo gioco, e sono il gioco di cui non conosci le regole.

Sono lo specchio davanti il quale ti guardi negli occhi, sono i tuoi occhi, e sono anche il tuo sguardo. Sono la serratura rotta, sono la tua paura che entri qualcuno e ti veda come non vorresti, sono il tuo pudore, sono la tua voglia di lasciarti andare, sono la rabbia che esplode senza che ci sia un valido motivo.

Sono le mani e le bocche che frugano veloci, sono quei dieci secondi per i quali sarebbe già troppo tardi, sono la complicità che vi ha portato a sbattervi qua dentro, sono la stupidità del vienimi dentro che tanto fa lo stesso, sono tutti i souvenir del sesso.

Sono l’acido dentro il tuo stomaco e sono il tuo stomaco, sono il tuo vomito, sono la ceramica bianco sporca dentro la quale riversi i tuoi eccessi. Sono il rumore dello sciacquone che pulisce le schifezze, sono ciò che non viene lavato via, sono ciò che resta. Sono l’esperienza che si consuma, che deposita, che segna, che non svanisce. Sono l’invisibile che cerchi di prendere a calci, sono quel “tu” immaginario a cui dai tutte le colpe.

Sono l’angolo buio e freddo in cui scordi le cose, sono le cose scordate in quell’angolo così profondo, così pieno dei tuoi sguardi, sono le tue attese, sono il tempo che lasci scorrere più del necessario, sono
l’illusione che qualcosa adesso là fuori sia cambiato. Sono la grinta con cui ti inventi un sorriso. Sono la prima boccata di sigaretta, sono tutti i cerchi di fumo rotti con le dita, sono tutti i profili delle figure della tua mente.

Sono la gioia di quando riesci a sentirti vivo, sono quel nulla che stringi tra i pugni, sono la felicità improvvisa, che tutto si risolve e chi se ne frega, sono la voglia che arriva, dopo un attimo di smarrimento, di uscire fuori a spaccare il mondo, sono le parole di una canzone che canti, sono i “na-na” stonati di quando le parole te le scordi, sono le tua chitarra invisibile e distorta, mentre ti sostituisci alla rock star di turno su un palco irraggiungibile, sono il dietro le quinte per tutte le tue prove di posa, sono tutte le superfici dentro le quali cerchi la tua immagine, sono i tuoi giudizi, sono la tua pietà, le tue cattiverie, sono tutto il coraggio che serve per fare i conti con le proprie miserie.

Sono i punti di domanda lasciati senza risposta, sono le risposte figlie di nessuno, sono gli sbagli senza padre e senza nome, sono la luce che ti colpisce e scolpisce i margini della tua figura, che proietta su di me la tua ombra, sono la tua ombra, sono l’alienazione di un profilo di uomo immobile, in un profilo di diavolo che veloce svanisce dentro il fitto tessuto della tua foresta di “io”.

Io sono una stanza.

L.J.M.

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