Lista della spesa #1

Anche io credo nell’Happy Ending.

In tutti i festoni super kitsch di cui ti riempi.

In quelle foto che continuano a gridare gioia, imperterrite, anche quando le guardi per un’ora di seguito.

Nel cane che ti accoglie la sera scodinzolando dopo 8 anni e ti chiedi “ma dove la trovi la forza per muovere ancora quella coda, cazzo?”, ma lo ami per questo. E gli fai la voce da idiota e le faccine da cazzo, neanche fosse scemo quel cane.

E nei grembiulini di scuola che ogni sera devi strofinare, ma che ci fai con questo grembiule ogni giorno, dico io, ci vai in Iraq?

E nelle torte della sera, quelle che presenti su di un piatto di plasticone bianco bordato di finto pizzo (ma anch’esso di plasticone). Quelle per cui tutti ti guardano adorante, tipo foto anni ’50 che ritraggono le perfette casalinghe.

E nei nomignoli da carie che appioppi a tutti i membri della famiglia.

E nelle storielle ricorrenti, che dopo un po’ neanche ricordi più come sono iniziate esattamente.

E nella tavola sparecchiata con un unico gesto perché si è giovani una volta sola e tanto i bambini dormono.

E nei canti di Natale davanti al fuoco.

Nei regali che tanto bastava il pensiero ma speravo fosse uno zaffiro, sai che i rubini non li ho mai amati.

Mi correggo.

Credevo a tutto questo.

Poi ho conosciuto te.

Ora adoro il cinismo e la stricnina.

Ne prendo due di ognuno, grazie.

S.A.

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