Atti Impuri. Un luogo di Scritture.

Tiziano Scarpa l’ha definito “un progetto indispensabile e coraggioso”. E’ sul coraggioso che ci piacerebbe soffermarci. Già dal nome. Perché sì, la letteratura può essere anche impura, cosa già poco comune, ma difficilmente è coraggiosa.

Impura. Impura quando non prende parte ad alcun gioco, a nessuno schema, quando non viene scritta per diventare forzatamente letteratura, ma solo per versare da qualche parte qualcosa che sia dentro. Non filtrata, non imbellettata per la vendita, non costretta dalla casa editrice. Non. Ecco perché non pura. Proprio come quella che sta dentro ad Atti Impuri, appunto.

Coraggioso. Coraggioso perché è quasi sempre più difficile dire che parlare di aria fritta. Coraggioso perché dentro c’è più di qualche autore conosciuto che si mette in gioco. Per dimostrare che fatto il nome in realtà non si è fatto l’uomo e che quello lo si continua a costruire ogni giorno anche al di fuori della letteratura stessa così come concepita dalle masse.

Una rivista che è alla sua terza uscita dopo un anno di sudori e di vite, tante, come il numero degli autori presenti nel volume, o come quelle descritte dagli autori stessi, che sia in prosa o in poesia. Ci vuole tempo, e noi del Taccuino lo sappiamo e ne abbiamo fatto nostra ragione e bandiera, per poter dire qualcosa. Ci vuole tempo per vivere. Poi i ricami, beh, c’è chi è bravo o chi meno, ma i contenuti, ah, quelli, quelli vanno sudati.

Atti Impuri è un progetto di periodico letterario (e periodico non indica alcuna scadenza) a cura del collettivo torinese Spara Jurij, un luogo immaginario (tra virgolette), dove gli autori si immaginano, proprio come ben racconta l’editoriale del terzo numero, al di fuori del presente che stanno vivendo, collocandosi nel passato, e quindi nelle esperienze vissute, e nel futuro, e quindi nel continuo di una linea immaginaria sempre facile agli stop. Memoria, esseri presenti, ed entità future. Vita in svolgimento, come nelle pellicole cinematografiche. Ma di quelle vere però. Non citeremo qui alcun nome. Dire però che in qualche parte di quei fogli è facile ritrovarsi per ognuno, è quasi scontato. Ma lo diciamo lo stesso.

Per “naufragare”. Per essere parte di un viaggio che è naufragato e si sta ponendo delle domande. Per interrogare chi o qualcosa. Soli. Per dire quando si ha qualcosa da dire. Letteratura, di quella vera. Di quella che parla di una realtà talmente vicina da voler essere dimenticata o così lontana che per spiegarla non bastano quattro pagine. Di chi fa politica e di chi invece deve liberarsi di ciò che accade tra quattro mura a casa. Di chi coinvolge personaggi con nomi strani e stranieri, di chi si fa portavoce di protagonisti nostrani e che quasi ci sembra di conoscere. Di scuole, campi, uffici. Di impegno e di rabbia. Cose di tutti i giorni insomma.

P.S.: Non si può forse questa definire una recensione, ma è quello che noi intendiamo per recensione a modo nostro. Andate in libreria, e verificate poi se qualcosa non combacia. Vi sfidiamo.

Atti Impuri, volume III.

Dal 15 settembre in svariate librerie. Ma per i più furbi già acquistabile on-line.



Il Taccuino la consiglia.


E a buon intenditor poche parole.

ps: Ah, e ci sono pure le altre due uscite poi. Eh. E quelle successive poi. A ri-eh.

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