Bigini d’Autore

I doni della vita

Un trittico, ovvero un amore di quelli da telenovela, un po’ impossibile.

Un paesino del nord della Francia.

La prima (e in seguito anche la seconda) guerra mondiale che si profila all’orizzonte.

In breve, tutte le premesse per una catastrofe.

Dove morti e feriti neanche si contano per comodità.

Quante probabilità ci sono che due innamorati superino tutte le prove del destino (e degli uomini)?

Jezabel

Una donna bellissima e adorata da tutti.

Una figlia che cresce nonostante gli scongiuri della madre.

Un uomo ucciso e tutti conoscono la mano che l’ha colpito.

Il tentativo di ingannare tutti e ringiovanire, ad ogni costo.

E nessuno si chiede davvero “perché”?

Irène Némirovsky

Una bimba ucraina cresciuta da una governante francese e ignorata dalla madre.

Una ragazza ebrea che fugge coi genitori per tutta l’Europa per colpa di un tizio coi baffetti.

Una guerra annunciata che non stenta ad arrivare.

Un senso di sradicamento dalla sua terra adottiva, la Francia.

Auschwitz.

Tifo.

Gas.

Ritratto a matita di Irène Némirowsky realizzato da Phong Bui nel 2005

Ritratto a matita di Irène Némirowsky realizzato da Phong Bui nel 2005

Nonostante la grandiosità della propria scrittura, la Némirovsky non immaginava (o forse vagamente date la serie di avventure che la vita le riserva fin da subito) che il romanzo più particolare è sorprendente non l’avrebbe potuto scrivere ma solo subire.

La definizione di romanzo mimetico in questo caso è riuscitissima.

Se volessimo prenderla con ironia potremmo affermare che ha decisamente esagerato con la sua idea di immedesimazione nelle proprie storie; ma poiché queste non sono dettate che da un vissuto in salita fin dall’inizio, come tutti coloro i quali riversano nella scrittura le proprie stangate per cercare di risolverli o esplicarli almeno con altri nomi e altre facce, la Némirovsky non fa altro che cercare un’assoluzione ed espiazione per sé stessa e l’avversione che sviluppa.

Una storia perfetta da leggere. Quella di una donna che non scriver per mancanza di avvenimenti, ma proprio perché, non riuscendo a stare al passo con gli sconvolgimenti che la vedono coinvolta, cerca di fissarne sulla carta e limitarli, circoscriverli.

Una conclusione perfetta e terribile che corona, come nella più perfetta delle storie, un percorso in cui si distinguono i due topoi che ognuno abbia preso la penna in mano ricerca: amore e tragica, conseguente, talvolta sospirata, morte.

A tal proposito esiste una accuratissima biografia della Némirovsky, purtroppo poco scorrevole

La vita di Irène Némirovsky

Di Patrick Lienhardt, Olivier Philipponnat

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.

S.A.

Nota: La Adelphi non ci ha pagato per avere le loro edizioni nell’articolo. E, cosa assai più importante, nemmeno noi abbiamo pagato loro. Questo abbiam trovato.

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