L’altrui intervista a Massimiliano Santarossa

La gran cosa è resistere e fare il nostro lavoro e vedere e udire e imparare e capire, e scrivere quando si sa qualcosa; e non prima; e, porco cane, non troppo dopo.
Ernest Hemingway

Siamo soliti non postare qui, in quello che è un blog pensato proprio come un taccuino personale di sfoghi, possibili e improbabili o varie interviste, link a siti (per quello c’è già il blogroll) o a video, ma riteniamo in questo caso di dover fare un’eccezione – che potrebbe poi magari rivelarsi un buon precedente, chi lo sa (e così c’avremmo pure la scusa).

Di seguito vi indichiamo un estratto e il link ad una, secondo noi, meritevole intervista che Angelo Ricci (Notte di nebbia in pianura, Manni Editori) ha fatto a Massimiliano Santarossa, scrittore del Nordest in tutti i sensi. Vi chiederete forse come mai questo slancio. Siamo noi amici di Angelo Ricci? No. Ci ha tal signore pagato per scrivere questo post? No, decisamente no. C’è qualche forma di parentela tra il di cui sopra signore e qualcuno del Taccuino? Ancora no. Siamo parenti di Massimiliano Santarossa? No, avete vinto delle bolle colorate, o un pacco di pasta, a vostra scelta (vi risparmiamo le biro verdi dai).

Il fattore Nordest prima citato non c’entra in realtà con le motivazioni di questa nostra pubblicazione, che speriamo aiuti questa intervista a ricevere ancora più visibilità di quella che già ha, ma piuttosto ci interessava segnalare quanto questo “scrittore”, che invero non definirebbe sé stesso con quella parola se non ne fosse “costretto” per utilità editoriale, sia vicino al nostro pensiero e alla nostra idea di “scrittura” come “osservatori attivi” della vita che credono nell’uomo prima che nelle frange e nei fronzoli ricamati con cura dagli artisti. Sicuramente a lui viene meglio che a noi ma questo non ha importanza per quanto ci riguarda.

“Non vogliamo essere nulla più che avventori seduti al tavolo di un bar, a chiacchierare del più e del meno cercando d’essere i primi degli ultimi, i migliori dei peggiori; a sputare budella mentre guardiamo i fondi dei nostri bicchieri ormai vuoti. Rialziamo gli sguardi per guardarci negli occhi. Insomma, non illuminiamo ma di sicuro facciamo ambiente.”

(dal Manifesto di Taccuino all’Idrogeno)

Massimiliano SantarossaEcco perché vi riportiamo di seguito, come anticipazione, una delle domande/risposte dell’intervista qui sopra citata, che speriamo vogliate leggere perché davvero pregna di significato. Così come speriamo vogliate leggere i libri di Massimiliano Santarossa. E non vogliamo aggiungere altro perché i motivi vengon da soli.

Davvero buona lettura a voi, in alto i bicchieri, salute!

 

“Un’ultima domanda. Che cosa consigli a chi sente il bisogno di affidare alla parola scritta le proprie idee, le proprie gioie e, perché no, le proprie sofferenze?”

“Consiglio sempre di lasciar perdere. Scrivere è molto doloroso, implica un viaggio dentro se stessi e spesso si scoprono i mostri sotterrati.

Poi credo che gli scrittori debbano mettere in guardia gli “aspiranti”, tentando di farli desistere. Per lo scrittore debuttante è necessario superare ostacoli, scavalcare muri, mettere alla prova la propria resistenza. Questo è il primo grado di selezione, per dividere chi vuole scrivere per bieco interesse e chi invece per necessità vitale. Solo i secondi meritano di arrivare alla pubblicazione.

Superato il primo ostacolo, passo all’unico consiglio valido: vivete, vivete molto. Perché bisogna vivere, prima di scrivere.”

E qui di seguito il link diretto all’intera intervista:

http://nottedinebbiainpianura.blogspot.com/2010/10/intervista-massimiliano-santarossa.html

E un grazie, anche se non ci si conosce – ma qui sta il bello – ad Angelo Ricci (di cui vi consigliamo caldamente di leggere il blog, Santarossa a parte).

Non scrivo mai cose che non mi sono accadute.
William Faulkner

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