CHESIL BEACH ovvero un piatto servito alla freudiana

E anche questa volta Mc Ewan mi ha fregato.

Comincia in maniera lieve e quasi non ti accorgi di tutto quello che sta portando avanti.

Leggi e leggi e pensi che non è una storia, ma un corollario di vite.

E poi succede.

Finalmente si arriva al nodo gordiano.

Ti ci porta proprio sotto senza farsi sentire, fino a poco prima il lettore naviga abbastanza ignaro.

Ti spiega il perché, ti fa vedere tutti i lati del cubo. Te li racconta, ci scherza quasi su.

Ed eccoci all’apice.

Mc Ewan ama far gravitare la trama delle sue storie attorno ad un unico fatto centrale, tragico, quasi sempre a sfondo sessuale.

La trama esplode letteralmente sotto il peso del nuovo avvenimento. Un avvenimento, ce ne rendiamo conto dopo, al quale ci ha preparati sin dall’inizio. Eppure noi, sordi (ma non ciechi), avevamo trascurato le avvisaglie. Un giallista li chiamerebbe i segnali premonitori. E invece sono semplicemente dei fatti puri che ci hanno portato a delle precise (ed immaginabili) conseguenze.

E allora tutto non può che cambiare irrimediabilmente, in maniera spesso tragica.

Perché Mc Ewan è umano e non può tirarsi indietro di fronte al narcisismo provocato dalla propria scrittura. Gli piace, ne è fiero e si legge bene tra le righe. Rivendica l’attenzione del lettore, la cerca.

La storia si erge dall’inizio verso lo spannung, dritta, fiera. Mc Ewan ha una profonda relazione sessuale col lettore; ci fa assistere alla sua storia e ce ne spiega la soluzione. E il suo apice sconvolge non solo i personaggi che si trovano a doverne avere a che fare, ma lo stato delle cose, il lettore stesso. È un’esplosione che mira a colpire qualsiasi cosa.

In particolare Chesil Beach ha molto di tutto questo. I toni tragici che troviamo in Sabato ed Espiazione sono qui attutiti, ma ugualmente la trama sfocia nella tristezza, nel rimpianto. La sensazione finale del lettore è quasi di rabbia, è stupore e delusione.
Ed è solo dopo esserci voltati, alla fine di tutto, che si vede l’immenso cratere che ha provocato la sua bomba; e solo allora ci precipita sulle spalle il fardello della sua storia. Ma ormai è tardi perché i personaggi sono già scomparsi e Mc Ewan se la ride dietro la sua scrivania (me lo immagino alla macchina da scrivere….mi rifiuto l’idea di lui occhialuto dietro un Mac).

E noi lettori dobbiamo portare le conseguenze delle sue storie da soli.

Sei un irresponsabile Ian. Maledizione a te.

S.A.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.

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