Via con Matrix

Anche se sono stata criticata per questo, continuo a prendere spunti per la mia vita dalle figure astratte che incontro. O meglio (altrimenti sembra che la mia personalità sia pari a zero) sono sensibile agli insegnamenti e agli spunti di qualsiasi natura che mi offrono libri e film.

E in questo caso faccio il bis, perché parlo di “Gone with the Wind” (Via col vento), considerato da tutti erroneamente (e questo non è un giudizio personale, ma un dato di fatto che vi obbligo ad accettare) un mattonazzo alla stregua della Corazzata Potëmkin; dicevo, faccio il bis perché ho sia letto il libro sia visto il film. E non è stata una cosa da poco….emotivamente sono uno straccio.

Ci sono alcuni punti del film che mi hanno ricordato l’università, e il corso del secondo anno di letteratura..e una persona che una volta mi ha detto “Ti dirò quello che Ashley dice a Scarlett ad un certo punto del film: non solo bella, ma cara.” Già questo ha provocato in me un principio di catarsi. Cavoli.

E poi Scarlett. Scarlett che ogni volta mi ricorda quanto si possa fare se c’è passione, e che gli sforzi che facciamo in nome delle cose che amiamo possono non andare a buon fine ma comunque restano. Scarlett che ama la vita e ci resta attaccata con le unghie in ogni momento. Che sfodera un’audacia e noncuranza per gli altri inversamente proporzionale alla sua altezza. Che riscatta Tara dalle tasse, mette su la segheria e sopravvive a tutta la morte che le gravita intorno.

Sopravvive alla morte di qualsiasi caro, sembra davvero che il destino le riservi quella solitudine che tanto teme e cerca di compensare col denaro.

Scarlett che rifugge da qualsiasi brutto pensiero solamente posticipando il dolore, relegandolo al giorno successivo. E (nota cervellotica) riuscendo addirittura a svelare il recondito significato dei suoi incubi.

Audrey Hepburn in “Breakfast to Tiffany” diceva che quando si sentiva giù andare da Tiffany la faceva subito stare meglio; a me Scarlett O’Hara instilla forza e testardaggine, caratteristiche necessarie per ogni buon Irlandese, me compresa.

Adesso sono presa dal senso di immedesimazione e lo straniamento per una realtà che è ben diversa dall’America pre-in-post guerra civile. E dal senso di solitudine. Perché dove sono Melanie, Rhett, Ashley?

E allora dove vivo?

S.A.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.

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