Sabato

 Nonostante il parere contrario di Brecht, il quale sosteneva ardentemente il principio di straniamento durante la rappresentazione di un’opera, sono del partito pro-immedesimazione. Vado al cinema soprattutto per calarmi nella vita di qualcun altro, non pensare alla mia e uscirne un po’ cambiata.  Magari solo per una sera, ma mi piace entrare in un’altra faccia della mia vita, trasformata temporaneamente da un cambio di scenografia (e magari di costumi).

 Sabato quindi. L’approccio è stato un po’ sospettoso, come con tutti i nuovi scrittori che sfoglio. Tutti che parlavano di questo McEwan….vediamo cos’ha di speciale, mi sono detta. Devo dire che ho cominciato con quella che, a posteriori, non considero la sua opera più notevole, nonostante si difenda egregiamente. Comunque mi ha conquistata. Ammetto che devo proprio a questo libro se ho continuato con McEwan e se sono quindi approdata ad Espiazione.

Tornando a Saturday, la storia scorre. A volte sembra arrancare un po’, forse arrancavo io. Però ha un nucleo che la tiene ben viva. E il suo punto forte, ovviamente per quanto mi riguarda, è stato la capacità di farmi letteralmente entrare tra le pagine. Come la potrei chiamare sennò quella specie di sindrome di Stendhal che mi ha catapultato in una realtà completamente diversa una sera, mentre ero nel mio lettino rivestito di lenzuola svedesi prodotte in serie e leggevo prima di addormentarmi? All’improvviso, i contorni attorno a me si sono sbiaditi e ho perso il contatto con i rumori della notte. Sono passata dal timore, alla sorpresa, alla paura vera e propria, alla sudorazione copiosa, a quella sensazione per la quale si ovattano le orecchie e senti i battiti del cuore come in quel racconto di Poe. Ho atteso le parole del padre e del nonno col fiato sospeso, ho guardato quei ragazzi e sentito recitare una poesia. Ad un certo punto qualcuno deve avermi spinto fuori, perché mi sono trovata di nuovo nel mio letto, ansimante, col batticuore, consapevole della salvezza.

 Armatevi quindi di un buon ricostituente vicino al comodino e cominciate l’immersione.

  S.A.

Post scriptum: Il racconto di Poe è The tell-tale Heart, magari se ne riparlerà.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.

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