Manifesto

Taccuino all’Idrogeno è un tavolo con più di qualche bicchiere sopra e qualche carta da gioco, è un tavolo di legno in un vecchio bar quasi dimenticato, dove il barista riesce a servirti “il solito” perché conosce già le tue abitudini.

Seduta a quel tavolo qualche anima discute e chiacchiera mentre l’esperienza immediata della vita corre. Produce inconsapevolmente cultura spontanea, di quella che facevano anche i nostri vecchi; quella che deriva dal verbo colére, che indica l’operazione o l’azione di coltivare, atto dal quale nasce l’espressione figurata “cultura animi”. Al tavolo di Taccuino all’Idrogeno si sviluppa la forma e l’essenza umana, con tutte le sue facce. Da tempo. In un bar dimenticato da Dio.

Qui nel Taccuino ci consideriamo dei semplici osservatori attivi, molto opinabili, perché in realtà non sappiamo scrivere: crediamo infatti nell’uomo prima che negli alambicchi dello scrittore. Nell’uomo che scrive d’uomini e d’emozioni, di vita, di carne e nervi e sangue, d’organismi, non di sistemi; e che ne scrive da uomo, non da profeta.

Non vogliamo essere nulla più che un “qui” ed evitare di agglomerarci in un “noi” di idee comuni. Non ci teniamo a manina; crediamo piuttosto nel contenuto di ogni cosa, di qualunque espressione o forma si tratti. Lo scopo è il viaggio e non la meta. La meta è la tomba.

Non abbiamo buoni consigli o teorie illuminanti e le verità assolute sono davvero poche. Ci è voluta una vita per avere le nostre e si contano sulle dita di una mano. Non che non ci interessi il mondo che ci circonda, che costituisce peraltro ciò di cui ci nutriamo, come arte letteratura moda costume società medicina diritti umani natura ambiente scienze musica colonne sonore aperitivi amicizie relazioni e giochi in scatola, ma di quegli argomenti parliamo quando siamo sobri. Siamo stanchi dell’alternatività forzata come fonte di ribellione all’ignoranza. Il resto lo legge il lettore.

Il senso dell’umorismo e la consapevolezza di partire dal basso sono quello che più conta, assieme ai dubbi e alle beffarde ironie del caso e della realtà. Ci dissociamo da ogni buriana di schemi, da ogni bufera di codicilli, perchè non si perda il senso ultimo dell’iniziativa, ovvero la dimostrazione della superiorità della sostanza sulla forma.

Non vogliamo essere nulla più che avventori seduti al tavolo di un bar, a chiacchierare del più e del meno cercando d’essere i primi degli ultimi, i migliori dei peggiori; a sputare budella mentre guardiamo i fondi dei nostri bicchieri ormai vuoti. Rialziamo gli sguardi per guardarci negli occhi. Insomma, non illuminiamo ma di sicuro facciamo ambiente.

Dichiariamo quindi di essere responsabili di ogni scritto da noi prodotto ma non dell’utilizzo che sarà fatto di esso. Anche questo a scelta del lettore.

Taccuino all’Idrogeno

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2 comments

  1. mi pare una bellissima iniziativa- riprende le “conversazioni” che sto leggendo, (ne parlo nel mio blog- un avventore di nome faceva Borges) ma non conta il nome, conta la fluidità la pacatezza l’ascolto il dialogo insomma la comunicazione vis à vis ( anche di questo scrivo molto in tranellidiseta) mi piacerebbe unirmi a voi mi piacerebbe darvi una mano grafica, purtroppo attualmente sono impegnata professionalmente e il tempo, ahimè, è davvero poco. ma vi tengo d’occhio e non è detto che un giorno…

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